La posta non vi consegna l’atto?: ecco il termine per impugnarlo

Secondo una sentenza della Corte di Cassazione se l’atto inviato per posta non perviene, può essere impugnato: ecco i termini per l’impugnazione.

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Secondo una sentenza della Corte di Cassazione se l’atto inviato per posta non perviene, può essere impugnato: ecco i termini per l’impugnazione.

Se l’atto inviato per posta non perviene, può essere impugnato. Nella sentenza della Corte di Cassazione n. 2047 del 2 febbraio 2016 si evince, che quando l’Amministrazione finanziaria si avvale del servizio postale ordinario per la notifica degli atti tributari, in caso di mancato recapito della raccomandata all’indirizzo del destinatario, la notifica si perfeziona decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della raccomandata contente rilascio dell’avviso di giacenza (alternativa al semplice avviso di giacenza) o dalla data di ritiro del piego, se anteriore. Oggetto della controversia è la corretta individuazione del momento da cui far decorrere il termine per la proposizione del ricorso introduttivo avverso un atto impositivo emesso dall’Agenzia delle Entrate, notificato a mezzo posta direttamente dall’ufficio (articolo 14 della legge 890/1982).

Chiarimenti dei giudici

Nel caso in questione, riguarda l’amministrazione che si è avvalsa della notifica diretta per posta, invocando il disposto di cui all’articolo 14 della legge 890/1982, che prevede la possibilità di notificare gli atti tributari direttamente a mezzo posta a cura dello stesso ufficio finanziario (in alternativa all’utilizzo dell’ufficiale giudiziario, del messo comunale o dei messi speciali autorizzati dall’Amministrazione finanziaria). [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Se l’atto inviato per posta non perviene, può essere impugnato: ecco i termini[/tweet_box] I giudici hanno affermato che, nell’ipotesi di notifica diretta per posta effettuata dall’ufficio, non è direttamente applicabile, come invocato dall’amministrazione finanziaria, il disposto di cui all’articolo 8 della legge 890, perché riferito alle sole “notificazioni effettuate a mezzo posta tramite gli ufficiali giudiziari (o, eventualmente, i messi comunali e i messi speciali autorizzati), bensì le norme concernenti, il servizio postale ordinario” (cfr Cassazione 17598/2010). Con riferimento alla questione del perfezionamento della notifica, i giudici della Suprema Corte ritengono non applicabile al caso di specie né la regola per cui la data, in cui deve ritenersi pervenuta al destinatario una comunicazione trasmessa per posta raccomandata ordinaria, vada “individuata in quella del rilascio dell’avviso di giacenza” né, tantomeno, quella di ancorare il momento del perfezionamento della notifica “al ritiro dell’atto preso l’Ufficio postale”.

Il legislatore esige che l’atto tributario debba essere correttamente notificato, nel senso di essere portato a effettiva conoscenza del contribuente, il che esclude che il perfezionamento della notifica possa aggrapparsi a un adempimento, quale il rilascio dell’avviso di giacenza. Se si ritenesse applicabile tale principio, si finirebbe per ledere i diritti del contribuente di esercitare il proprio diritto di difesa. (Corte costituzionale 346/1998) Leggi anche: Notifica raccomandate e cartelle: la querela di falso contro la firma contraffatta Notifica degli atti: come avviene e cosa accade se non è possibile?  

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