La pensione a 56 o 57 anni, per chi e quando resta valida?

La pensione a 56 o 57 anni, per chi e quando resta valida? La domanda è d'obbligo in quanto in Italia ritirarsi dal lavoro 10 anni prima, rispetto alla maturazione dei requisiti di vecchiaia, è praticamente un lusso. Analizziamo i possibili scenari.

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La pensione a 56 o 57 anni, per chi è quando resta valida?

La pensione a 56 o 57 anni, per chi e quando resta valida? La domanda è d’obbligo in quanto in Italia ritirarsi dal lavoro 10 anni prima, rispetto alla maturazione dei requisiti di vecchiaia, è praticamente un lusso.

Ed in generale è un privilegio per pochi considerando che i vincoli, i paletti, le restrizioni ed i requisiti sono sempre stringenti. Basti pensare, inoltre, che ad oggi dopo la fine del corrente anno c’è il rischio che non si potrà più andare in pensione nemmeno a 62 anni. Ovverosia con il requisito dei 38 anni di anzianità contributiva. Dato che la quota 100, in base alle attese, non sarà prorogata.

La pensione a 56 o 57 anni, per chi e quando resta valida?

Sulla pensione a 56 o 57 anni, e su quando resta valida, c’è da dire che la certezza assoluta si avrà solo quando il Governo italiano avrà approvato la riforma delle pensioni. Che dovrà prevedere, tra l’altro, pure la probabile istituzione di una nuova quota 100.

Detto questo, è lecito supporre che anche nel 2022 la pensione a 56 o 57 anni sarà accessibile per i caregiver e per chi ha anzianità contributiva, pari ad almeno 12 mesi prima del compimento del 19esimo anno di età. In tal caso, infatti, la pensione a 56 o 57 anni si può ottenere con la cosiddetta quota 41 lavoratori precoci.

Ovverosia, con il requisito contributivo precoce sopra indicato e con 41 anni di contributi versati. Ma in realtà la strada per la pensione a 56 o 57 anni sarebbe in discesa per tanti lavori se venisse introdotta la quota 41 pura.

Ritirarsi dal lavoro 10 anni prima con la quota 41 pura, un sogno irrealizzabile?

Nel dettaglio, con la quota 41 pura si potrebbe andare in pensione anche a 56 o 57 anni. In quanto, senza requisito anagrafico da rispettare, basterebbero solo 41 anni di contributi versati. La quota 41 pura è stata proposta dai sindacati.

Proprio al tavolo di riforma delle pensioni con il Governo italiano.

Ma difficilmente la misura vedrà la luce. In quanto allo Stato italiano la quota 41 pura costerebbe troppo. Mettendo di conseguenza sotto pressione, dal punto di vista finanziario, la sostenibilità del sistema previdenziale pubblico.

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