La Guardia di Finanza contro l’evasione fiscale: l’intelligence in campo

Diffuse le linee guida dei piani di intervento per il 2012 delle fiamme gialle in materia di lotta all’evasione e contrastato e riciclo di denaro. Nel documento redatto dal Comando generale della Guardia di Finanza particolare enfasi è stata posta alla lotta all’evasione internazionale, ai meccanismi di elusione iva con particolare attenzione alle frodi carosello, al contrasto dell’economia sommersa attraverso la ricerca degli evasori totali.

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Diffuse le linee guida dei piani di intervento per il 2012 delle fiamme gialle in materia di lotta all’evasione e contrastato e riciclo di denaro.  Nel documento redatto dal Comando generale della Guardia di Finanza particolare enfasi è stata posta alla lotta all’evasione internazionale, ai meccanismi di elusione iva con particolare attenzione alle frodi carosello, al contrasto dell’economia sommersa attraverso la ricerca degli evasori totali.

L’approccio per il 2012 sembra improntato soprattutto ad effettuare interventi di qualità, prescindendo da obiettivi e numero di ore lavorate.

L’obiettivo finale sarà quindi quello dell’efficacia dell’azione e della concretezza dei risultati: meno interventi  più mirati.  

Di conseguenza, le direttive indicano come strada principale quella di concentrare gli sforzi sulla selezione di posizioni che siano in possesso di effettive disponibilità finanziarie e patrimoniali, in grado di garantire il recupero effettivo dei tributi evasi, oltre che  l’effettiva riscossione di interessi e sanzioni.

 

L’attività della Guardia di Finanza sull’evasione fiscale

Viene quindi data facoltà ai comandi regionali di modificare le liste dei contribuenti da sottoporre a verifiche, o in alternativa di effettuare un controllo ( meno “invasivo” della verifica fiscale) sulle posizioni selezionate.
Per quanto concerne le aree di intervento, l’attività delle Fiamme Gialle si concentrerà sulle evasioni internazionali, con la redazione di un apposito piano in grado di contrastare i capitali “off shore” parcheggiati in paradisi fiscali.

Via libera quindi ad attività di intelligence che permettano l’individuazione di operazioni di elusione realizzate attraverso idonei schermi societari come trust o società fiduciarie.

Inoltre viene ribadita la necessità di applicare in questi casi la disposizione che prevede una presunzione legale, secondo cui investimenti ed attività finanziarie detenute nei paradisi fiscali, in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale, si presumono costituiti al solo fine di ottenere risparmi fiscali, salvo prova contraria.

 

Società in perdita e società lampo

Particolare attenzione sarà posta dai militari della Guardia di Finanza anche per quanto riguarda le società “apri e chiudi”, le società in perdita sistematica, le compensazioni indebite fatte da imprese che presentano ruoli scaduti e non pagati, ai soggetti che hanno aderito al condono del 2003 ma che non hanno versato quanto dovuto (una recente disposizione legislativa prevede l’apertura dei termini per poter accertare quanto dovuto).

Per quanto riguarda invece il contrasto agli evasori “nazionali” il piano di attività prevede che, prima dell’attivazione delle indagini finanziarie, occorrerà effettuare una attenta analisi dei costi e dei benefici; inoltre verranno attivate maggiori verifiche sulle attività non commerciali per verificare se effettuano attività economiche o no.

 

Controlli sui professionisti

Le linee guida del 2012 seguono un’altra circolare emanata sempre dalla Guardia di Finanza a Marzo, in materia di controlli da avviare nei confronti dei professionisti per verificare il rispetto delle disposizioni in materia di contrasto al riciclaggio di denaro.

Ai professionisti ed agli intermediari, in base a quanto contenuto nel d. lgs 231 del 2007, viene richiesto di adottare alcune procedure operative per il rispetto di alcuni obblighi imposti.

Il decreto prevede per gli operatori quattro tipi di obblighi in materia di operazioni commerciali, finanziarie e societarie che i clienti intendono attuare:

  • Identificazione;
  • Adeguata verifica del cliente;
  • Registrazione e conservazione delle informazioni;
  • Segnalazione delle operazioni sospette.

L’identificazione deve essere fatta dal professionista, all’atto del conferimento dell’incarico o comunque all’atto del compimento dell’operazione.

Tale fase è preliminare alla fase di verifica, nel quale l’intermediario valuta il rischio del cliente e dell’operazione.

In questa fase eventuali discordanze potranno sorgere grazie all’applicazione  degli indici di anomalia fissati dal Dm del ministero Giustizia del 16 marzo 2010, che elenca alcuni fattori di rischio, come ad esempio l’uso eccessivo di contanti o l’utilizzo di soggetti interposti.

Tutti i dati del cliente e dell’operazione devono essere indicati in un apposito registro, che il professionista dovrà conservare per almeno 10 anni.

 

Segnalazioni operazioni sospette: non sempre omogenee

La segnalazione delle operazioni sospette è invece solo una fase eventuale e riguarderà particolari posizioni, per le quali sono emerse dalle anomalie in base ai criteri sopra enunciati (ad esempio vi sono sospetti sulla provenienza del denaro utilizzato nell’operazione o difficoltà  nell’identificazione dei soggetti).
Occorre comunque dichiarare che l’apparato dei controlli predisposti dal decreto non sempre tengono conto della peculiarità delle operazioni e dalla differenze insite negli atti poste in essere.

In sostanza l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette richiesto a notai, commercialisti, avvocati e studi professionali non sempre può essere trattato con caratteri omogeneità.
Tipico è il caso di u notaio che deve redigere l’atto di una compravendita immobiliare.

Sebbene il pubblico ufficiale richieda la documentazione attestante il possesso delle disponibilità patrimoniali all’acquirente, come può in concreto capire che il denaro usato per l’acquisto non ha provenienza lecita?

Il compito diventa notevolmente più arduo nel caso si abbia a che fare con soggetti stranieri o con società che hanno rami d’azienda sparsi fuori dall’Italia.

 

Sanzioni per controlli non effettuati dai professionisti

Il D. Lgs 231 del 2007 elenca anche le sanzioni previste in caso di omessa effettuazione di controlli fatti dal professionista, sanzioni che possono giungere anche all’arresto. In caso di inadempienza nei compiti di identificazione l’art. 55 del D. Lgs 231 del 207 prevede una multa da 2.600 sino a 13 mila euro. Stessa sanzione è prevista per il professionista che ometta un registrazione o che la effettui in ritardo o in modo incompleto.

Sanzioni raddoppiate nel caso gli obblighi di identificazione e di segnalazione sono effettuati utilizzando mezzi fraudolenti.
Sanzioni anche più pesanti sono previste in caso di non rispetto violazione del divieto di comunicazione dell’avvenuta segnalazione al di fuori dei casi previsti dal decreto tipo i flussi di ritorno delle informazioni come previsto dall’articolo 48 del decreto.

In questi casi il comma 7 del’art. 55 prevede l’arresto da sei mesi ad un anno o l’ammenda da 5 mila a 50 mila euro.

L’art. 57 prevede invece sanzioni amministrative  pecuniarie di diverso importo, oscillante tra 5 mila euro ed il 10 / 40 per cento del valore dell’operazione da cui il professionista si sarebbe dovuto astenere.
Pesanti anche le sanzioni per gli intermediari che non istituiscono il previsto registro delle segnalazioni: in questo caso si prevede l’applicazione di una sanzione variabile tra un minimo di 5 mila e massimo 50 mila euro.

In caso di omessa segnalazione di una singola operazione la sanzione prevista, salvo che l’operazione non costituisca più grave reato, consiste in una sanzione amministrativa che può oscillare da un minimo dell’uno ad un massimo del 40 per cento dell’importo dell’operazione non segnalata.

E’ inoltre previsto che in casi di estrema gravità sia effettuata la pubblicazione del decreto sanzionatorio su almeno due quotidiani con tiratura a livello nazionale.

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Argomenti: Evasione fiscale

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