La cassa integrazione covid fa volare il debito pubblico

Il ricorso senza freni alla cassa integrazione covid mette le ali al debito pubblico. Accumulati quasi 100 mila euro a famiglia.

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Il ricorso senza freni alla cassa integrazione covid mette le ali al debito pubblico. Accumulati quasi 100 mila euro a famiglia.

Il ricorso senza freni alla cassa integrazione fa esplodere il debito pubblico. E con la proroga del blocco dei licenziamenti il Paese rischia un collasso finanziario. Fortuna che c’è il Recovery Fund, ma i fondi Ue dovranno essere restituiti.

A gennaio il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 33,9 miliardi rispetto alla fine del 2020, risultando pari a 2.603,1 miliardi. Siamo a quasi 100 mila euro a famiglia, è stato battuto ogni record. A spingere in alto l’asticella è stata in particolar modo la cassa integrazione covid.

Cassa integrazione covid senza freni

Il record del debito pubblico fa il paio con il record del ricorso alla cassa integrazione covid. Nessun Paese al mondo ha fatto così tanto ricorso agli ammortizzatori sociali come l’Italia per difendere il lavoro. Un conto che probabilmente pagheremo tutti alla fine.

Secondo i dati Inps, nel mese di febbraio 2021 sono state autorizzate 173,3 milioni di ore di integrazione salariale. Il 97% delle ore di Cig ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “emergenza sanitaria Covid 19”.

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a febbraio 2021 sono state 26,2 milioni, quasi interamente riferite all’emergenza sanitaria. Con una variazione congiunturale pari a -55,2% rispetto al mese di gennaio, durante il quale erano state autorizzate 58,6 milioni di ore.

A febbraio 2020 le ore autorizzate sono state 10,7 milioni. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, il numero di ore autorizzate a febbraio 2021 è di 10,7 milioni, di cui 1,3 milioni per solidarietà (a febbraio 2020 sono state 10,6 milioni). Rispetto al mese di gennaio 2021 si registra una variazione congiunturale del -57,7%.

La cassa integrazione in deroga

La Cig in deroga è stata autorizzata a febbraio per 67,7 milioni di ore, -40,3% rispetto al precedente mese di gennaio.

Mentre nel mese di febbraio 2020 erano state autorizzate poco più di trecento ore. Le ore autorizzate a febbraio nei fondi di solidarietà sono state 68,7 milioni, con un decremento del -19,6% rispetto a gennaio. A febbraio 2020 sono state circa 241 mila.

Per quanto riguarda la cassa integrazione Covid, il numero totale di ore autorizzate nel periodo 1 aprile 2020 – 28 febbraio 2021 è pari a 4.396,2 milioni, di cui 1.980,3 di Cig ordinaria, 1.501,7 per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 914,2 di CIG in deroga.

I settori più “ammortizzati” dalla Cig ordinari

I settori che assorbono il maggior numero di ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria sono, nell’ordine:

  • “fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici ed elettrici”, con 4,0 milioni di ore;
  • “fabbricazione di autoveicoli, rimorchi, semirimorchi e mezzi di trasporto, con 3,2 milioni;
  • “costruzioni”, con 3,0 milioni;
  • “metallurgico”, con 2,4 milioni;
  • “industrie tessili e abbigliamento”, con 2,0 milioni.

Insieme, questi cinque settori assorbono il 64 per cento delle autorizzazioni di febbraio.

Per la cassa integrazione in deroga, il settore con il maggior numero di ore autorizzate è il

  • “commercio”, con 28,1 milioni di ore;
  • “alberghi e ristoranti” con 21,9 milioni;
  • “attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese” con 6,2 milioni.

I tre settori assorbono complessivamente l’83% delle ore autorizzate a febbraio.

La distribuzione per regione

Per quanto riguarda la distribuzione regionale della cassa integrazione, la Campania è la regione con il maggior numero di ore autorizzate per Cig ordinaria a febbraio, con 5,7 milioni.  Seguita da Lombardia (2,8 milioni) ed Emilia Romagna (2,2 milioni). Per la Cig in deroga, è la Lombardia quella con il maggior numero di ore autorizzate (15,5 milioni). Seguono il Lazio con 8,5 milioni e il Piemonte con 6,8 milioni. Le ore autorizzate per i fondi di solidarietà si concentrano soprattutto in Lombardia (14,9 milioni), Lazio (12,8 milioni), Veneto (6,8 milioni) ed Emilia Romagna (5,0 milioni).

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