Jobs Act: le 7 misure più importanti

Quali sono state le più importanti novità introdotte dal Jobs Act? Vediamo insieme quali sono stati i cambiamenti portati dalla riforma del lavoro 2015.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Quali sono state le più importanti novità introdotte dal Jobs Act? Vediamo insieme quali sono stati i cambiamenti portati dalla riforma del lavoro 2015.

Con l’introduzione del Jobs Act, nel mondo del lavoro si sono viste importanti novità del lavoro grazie all’introduzione di nuove misure volte a intervenire su contratti, flessibilità sul lavoro, licenziamenti, ammortizzatori sociali. La riforma del lavoro 2015 ha portato come primi dati un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato e una diminuzione dei contratti di collaborazione anche se per valutare più approfonditamente gli effetti bisognerà aspettare. Vediamo quindi, in attesa di sapere se il tempo darà o meno ragione a Matteo Renzi sul Jobs Act, quali sono state le principali novità introdotte dalla riforma del lavoro del 2015.  

Assunzioni

Cosa cambia con il Jobs Act per quel che riguarda le assunzioni? Il decreto numero 23 del 2015 introduce per le aziende con più di 15 dipendenti, il contratto a tempo determinato a tutele crescenti applicato a tutte le assunzioni successive al 7 maro 2015 che porta delle novità rispetto al contratto a tempo indeterminato tradizionale, rimasto in vigore per tutte le assunzioni precedenti a tale date. La novità più rilevante è rappresentata dalla flessibilità di licenziamento che può avvenire sia per motivi economici (giustificato motivo oggettivo), sia disciplinari (giusta causa). In caso di licenziamento illegittimo è previsto un risarcimento di 2 mensilità per ogni anno di lavoro, con un minimo di 4 mensilità e un massimo di 24.

Licenziamento e reintegro

Il reintegro nel posto di lavoro non è più previsto se non nei casi di licenziamento discriminatorio e in alcuni casi di licenziamento disciplinare. Nelle aziende con più di 15 dipendenti, per gli assunti prima del 7 marzo 2015 le regole rimangono invariate sia sul licenziamento che sul reintegro: in questi casi, infatti i l reintegro è previsto sempre tranne nei casi di licenziamenti illegittimi per giustificato motivo oggettivo in cui il reintegro nel caso in cui il giudice stabilisca che il licenziamento sia disciplinare. Se un dipendente assunto con il vecchio contratto a tempo indeterminato viene assunto da un’altra azienda il suo nuovo contratto sarà quello a tutele crescenti con l’applicazione del nuovo articolo 18. Il reintegro è previsto, nei nuovi contratti, solo nel caso che il giudice stabilisca che il licenziamento sia discriminatorio, nullo o in forma orale o se il fatto contestato non sussiste. Il giudice non può più entrare nel merito ma stabilisce soltanto se il fatto sussiste o meno. Per le aziende con meno di 15 dipendenti: se anche la soglia dei 15 dipendenti viene superata dopo il 7 marzo 2015 il reintegro in caso di licenziamento illegittimo previsto dall’articolo 18 i applica soltanto a coloro che erano assunti prima di tale data. Se invece non i supera la soglia dei 15 dipendenti è previsto un risarcimento di 1 mensilità per ogni anno di lavoro con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità.  

Conciliazione

Con l’articolo 6 del decreto 23 del 2015 il datore di lavoro che licenzia un dipendente può patteggiare con quest’ultimo per evitare di finire davanti al giudice. Il patteggiamento può portare al pagamento di un risarcimento pari ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 18.   Tale risarcimento non costituisce un reddito imponibile Irpef e non è neanche soggetto a contribuzione previdenziale, ma se il dipendente accetta la conciliazione perde ogni diritto dal poter impugnare il licenziamento.  

Riordino dei contratti

Oltre ad aver portato l’abolizione delle collaborazioni coordinate e continuative dal 1 gennaio 2016, importanti modifiche sono state apportate anche al lavoro accessorio e all’apprendistato. Per quanto riguarda i contratti cocopro il 1 gennaio 2016 dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato ad eccezione dei contratti di collaborazione di professioni ordinistiche, di consiglieri di amministrazione, sindaci. Per quanto riguarda il lavoro accessorio c’è un innalzamento del tetto dei compensi a 7mila euro e per l’apprendistato, la cui durata minima è fissata in 6 mesi, la regola stabilisce che una volta terminato il contratto si può procedere o con il recesso o con la trasformazione in contratto a tempo indeterminato.  

Lavoro Part Time

A regolare il lavoro a tempo parziale è il decreto numero 81 del 2015 che stabilisce clausole più elastiche che, tra l’altro, annullano la differenziazione tra part time verticale e orizzontale. IN quest’ultimo, che prevede la riduzione dell’orario di lavoro giornaliero, è consentito, d’ora innanzi, soltanto al 15% del lavoro supplementare sull’intero orario settimanale. Nel part time verticale, che prevede una riduzione dell’orario settimanale o mensile, è previsto anche lo straordinario fino al 25% dell’orario. In entrambi i casi la retribuzione sarà maggiorata del 15%.   Chi può richiedere l’orario di lavoro part time? Esso è previsto al posto del congedo parentale per i suoi 6 mesi di durata con una riduzione dell’orario non superiore al 50%.    

Demansionamento

I lavoratori possono essere portati, grazie al decreto numero 81 del 2015, a mansioni di livello inferiore pur mantenendo inquadramento e retribuzione, per modifica degli assetti aziendali ma anche, su richiesta del dipendente, per esigenze di conciliazione vita-lavoro.    

Conciliazione vita lavoro

Il decreto numero 80 del 2015 ha lo scopo di rendere il lavoro più flessibile per conciliarlo con le esigenze familiari e genitoriali. Proprio in quest’ottica è stato previsto di poter fruire del congedo parentale su base oraria. Tale congedo, retribuito entro i primi 6 anni di vita del bambino e fruibile fino al compimento del dodicesimo anno di vita, può essere fruito, u richiesta su base oraria. Sempre con il decreto 80 ci sono stati dei cambiamenti anche nella maternità: in caso di nascita prematura del bambino  i giorni non goduti  possono essere accodati ai 3 mesi successivi alla nascita. Prevista anche la sospensione in caso di ricovero del bambino

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Argomenti: Lavoro e Contratti

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