Jobs Act, la verità sui nuovi contratti

Sui nuovi contratti post Jobs Act Istat e governo sono in contraddizione o sono solo paradossi apparenti? Ecco la verità sulle assunzioni e il precariato dopo la riforma del lavoro

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Sui nuovi contratti post Jobs Act Istat e governo sono in contraddizione o sono solo paradossi apparenti? Ecco la verità sulle assunzioni e il precariato dopo la riforma del lavoro

Qual è la verità sui numeri delle assunzioni con i nuovi contratti in seguito al Jobs Act? Istat e governo danno cifre diverse ma, forse, il paradosso è solo apparente. Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva a tal proposito ha spiegato che “quelli forniti dal ministero del Lavoro e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non statistiche”. Parole pesanti che servono però a spiegare l’ottimismo dei numeri forniti dal ministro del lavoro Giuliano Poletti e dal premier Matteo Renzi: “valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è una approssimazione non accettabile”. A guardare i dati, quelli veri, c’è ben poco di cui essere ottimisti, sia in merito alle nuove assunzioni e alle stabilizzazioni legate al Jobs Act sia per quanto riguarda la Garanzia Giovani: i risultati sono stati all’altezza delle aspettative.   Stando al parere del presidente dell’Istat ad oggi non si sono concretizzati gli effetti straordinari promessi dal Jobs Act, presentato come una riforma rivoluzionaria del mondo del lavoro: nonostante qualche miglioramento nella lotta al precariato, l’occupazione continua a diminuire.

Jobs Act: come sono cambiati i contratti

Nello specifico dei contratti, per quanto riguarda i dati del primo semestre, quelli a termine sono rimasti sostanzialmente stabili mentre le assunzioni di apprendisti si sono ridotte (meno 11.500). Su questi numeri l’Osservatorio sul precariato dell’Inps e il governo sembrano essere d’accordo. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, la percentuale di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati e/o modificati è salita al 40,8% (rispetto al 33,6% dello stesso periodo dell’anno precedente). Questa la media, sebbene sussistano differenze regionali: il maggior incremento in termini di assunzioni a tempo indeterminato si registra in Friuli-Venezia Giulia (+82,9%), in Umbria (+67,0%), nelle Marche (+55,5%), nel

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Argomenti: Lavoro e Contratti

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