Istat, 72 per cento redditi in primi 2 scaglioni Irpef

Si appiattisce sempre più la curva di distribuzione dei redditi in Italia. Tre contribuenti su quattro dichiarano meno di 28.000 euro.

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Si appiattisce sempre più la curva di distribuzione dei redditi in Italia. Tre contribuenti su quattro dichiarano meno di 28.000 euro.

Redditi sempre più schiacciati verso il basso. In base alle rilevanze Istat, il livello dei redditi degli italiani si sta deteriorando con una piramide che si sta allargando sempre più alla base e si restringe verso l’alto.

Un cambiamento che parte da lontano, da quando scoppiò la prima crisi economica nel 2008-2009 e che ha lentamente eroso il potere d’acquisto dei lavoratori. Creando al contempo un solco sempre più profondo fra ricchi e poveri.

72% dei redditi al di sotto di 28.000 euro

E’ un quadro allarmante che ci pone al di sotto della media europea. La distribuzione dei redditi lordi individuali, aggregati in base agli scaglioni Irpef, indica che nel 2018 il 72% dei redditi si colloca nel primo e secondo scaglione. Cioè al di sotto dei 28.000 euro.

Il 22,3% dei redditi ricade tra 28.001 e 55.000 euro, il 2,7% ricade nel quarto scaglione (tra 55.001 e 75.000 euro) mentre solo il 3% supera i 75.000 euro.

A farlo presente è Gian Paolo Oneto, Direttore della Direzione centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell’area delle statistiche economiche dell’Istat, nel corso di un’audizione presso le Commissioni Finanze di Senato e Camera.

Solo 1,7% dei contribuenti è sopra 75.000 euro

Oneto ha fatto il punto davanti ai parlamentari e ha precisato che

“considerando la distribuzione per fonte di reddito degli individui si osserva in primo luogo che oltre la metà (51,8%) dei redditi lordi da lavoro autonomo e il 45,7% di quelli da pensione si concentra nella fascia di reddito più bassa (fino a 15.000 euro annui).

I redditi da lavoro dipendente risultano, invece, collocati prevalentemente nelle classi centrali: il 39,7% nel secondo scaglione (tra 15.001 e 28.000 euro) e il 21,6% nel terzo scaglione. La quota di percettori inclusi nel terzo scaglione supera di poco il 15% per i redditi da lavoro autonomo e da pensione. Soltanto l’1,6% dei guadagni da lavoro dipendente e l’1,7% dei redditi da pensione superano i 75.000 euro annui, a fronte del 4,2% dei guadagni da lavoro autonomo“.

I dipendenti dichiarano più degli autonomi

Considerando i percettori di reddito per genere – fa notare l’Istat – è evidente il divario fra i contribuenti maschi e femmine. Il 44,5% delle donne con guadagno da lavoro dipendente e il 59% delle donne con lavoro autonomo hanno redditi che non superano i 15.000 euro. Rispetto al 27,6% dei dipendenti uomini e al 47,7% dei percettori maschi autonomi.

Dal punto di vista della distribuzione dei redditi per età emerge che tra i percettori di reddito da lavoro dipendente si colloca nello scaglione più basso poco più del 50% dei giovani (individui con meno di 35 anni di età) e di anziani (65 anni e oltre).

La polarizzazione ha caratteristiche diverse tra i percettori di lavoro autonomo. In questo caso rientrano nel primo scaglione quasi il 70% dei giovani a fronte di poco più del 50% di anziani e quote di poco inferiori per le età intermedie (con un minimo del 42,7% per quella 55-64 anni).

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