IRPEF, lo sconto in convenzione sugli Acquisti Online dei dipendenti costituisce reddito tassabile?

Costituisce reddito da lavoro dipendente tutto ciò che il lavoratore riceve, anche da terzi, in relazione al rapporto di lavoro. Vale anche per gli sconti in convenzione?

di , pubblicato il
Costituisce reddito da lavoro dipendente tutto ciò che il lavoratore riceve, anche da terzi, in relazione al rapporto di lavoro. Vale anche per gli sconti in convenzione?

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 57/E del 25 settembre 2020, fornisce utili chiarimenti relativi all’istituto del cosiddetto Fringe Benefits e, in particolare, al trattamento fiscale dello sconto riconosciuto ai dipendenti per l’acquisto diretto di beni a seguito di apposita convenzione stipulata dal datore di lavoro. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Il quesito del contribuente

La società istante svolge in Italia attività di prestazione di servizi per società e-commerce.

Ai dipendenti della società istante è riconosciuto uno sconto sui prodotti acquistati sulla piattaforma web della società, per un importo massimo di spesa per dipendente pari ad euro 1.080,00 annui.

Tale sconto è concesso in ragione di una specifica convenzione stipulata tra le due società.

L’istante, dunque, chiede di conoscere il trattamento fiscale applicabile, ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente, a questa forma di scontistica concessa ai propri dipendenti.

Cosa dice normativa?

La soluzione, spiega l’Agenzia delle Entrate, va ricercata nell’articolo 51 del Tuir che disciplina la tassazione dei fringe benefit.

In particolare, al comma 3 dello stesso Articolo viene disposto quanto segue:

“ai fini della determinazione in denaro dei valori di cui al comma 1, compresi quelli dei beni ceduti e dei servizi prestati al coniuge del dipendente o a familiari indicati nell’art. 12, o il diritto di ottenerli da terzi, si applicano le disposizioni relative alla determinazione del valore normale dei beni e dei servizi contenute nell’art. 9”.

Costituisce, dunque, reddito di lavoro dipendente tutto ciò che il lavoratore riceve, anche da terzi, in relazione al rapporto di lavoro, anche a seguito di un accordo tra datore di lavoro e soggetto terzo.

Per quanto riguarda, invece, la determinazione “valore normale” dei beni e servizi, bisogna far riferimento ai prezzi e corrispettivi praticati, nel medesimo periodo, per gli stessi prodotti e le stesse prestazioni in quella zona.

L’Agenzia delle Entrate fa riferimento anche a due documenti di prassi:

  • la risoluzione 29 marzo 2010, n. 26/E, con la quale viene precisato che per i beni e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti, il loro valore normale di riferimento possa essere costituito dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro.
  • La circolare 15 giugno 2016, n. 28/E, con la quale è stato precisato che il valore indicato nel documento di legittimazione, ovvero nel voucher, deve corrispondere al valore del bene/prestazione offerta che deve essere determinato in base al valore normale.

Lo sconto non costituisce reddito tassabile

Per quanto fin qui detto, l’Agenzia delle Entrate ritiene che, nella fattispecie in questione, tali sconti non generano materia fiscalmente imponibile, dal momento che il valore normale dei beni acquistati dai dipendenti è pari a quanto corrisposto da questi ultimi.

Guide e articoli correlati

Anche l’assicurazione sulla vita costituisce reddito imponibile (fringe benefit)

Welfare aziendale: raddoppiato il limite di non imponibilità per i Fringe Benefit

Argomenti: , ,