Investimenti per Start up: si applica il credito d’imposta del 15%

Il governo, tramite il Decreto Competitività, ha introdotto un credito d’imposta del 15% sugli investimenti in beni strumentali. Come ottenerlo? Vale anche per le Start Up?

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Punta a rendere le  società e le ditte individuali, ma anche le start up, più concorrenziali: è questa la ratio dell’introduzione, nel Decreto Competitività (Decreto Legge n. 91/2014 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2014), di un credito d’imposta del 15% sulle spese fatte per investimenti  in beni strumentali nuovi (art. 18 capo III del Decreto Legge).

Credito d’imposta 15%: info e requisiti

Non rileva il fatto che i beni strumentali vengano acquistati o presi in leasing.

Rientrano nella disposizione tutti gli investimenti di cui alla divisione 28 della tabella ATECO Gli acquisti devono essere completati entro il 30 giugno 2015. Il bonus fiscale viene calcolato sulle spese eccedenti rispetto alla media degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni. Nel calcolo inoltre è data “facoltà di escludere il periodo in cui l’investimento è stato maggiore”. Non vengono considerati investimenti di importo unitario inferiore a 10.000 euro.

Start up, come calcolare il credito d’imposta

Da questo punto di vista sorge il problema delle Start up giovani con meno di 5 anni di attività. A tal proposito il comma 2 dell’art. 18 del Decreto Legge n. 91 del 2014 precisa “Il credito d’imposta si applica anche alle imprese in attività alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge (24 giugno 2014), anche se con un’attività d’impresa inferiore ai cinque anni. Per tali soggetti la media degli investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO da considerare è quella risultante dagli investimenti realizzati nei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge o a quello successivo”. Il credito viene riconosciuto in compensazione in tre anni con quote di pari importo, a partire da quello successivo agli investimenti. I beni acquistati, chiaramente, sono da destinare ad attività italiane e non sono trasferibili all’estero. Oltre alle ditte individuali possono beneficiare del credito d’imposta le società di persone (società semplice, società in nome collettivo s.n.c., società in accomandita semplice s.a.s.), le società di capitali (società per azioni S.p.A., società a responsabilità limitata s.r.l., società a responsabilità limitata semplificata S.r.l.s., società in accomandita per azioni S.a.p.a.) e le cooperative ma anche le stabili organizzazioni in Italia di imprese estere. Il credito di imposta riconosciuto non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e non concorre a formare il reddito di impresa (IRES). La somma è quindi utilizzabile esclusivamente in compensazione col modello F24. Se ne deduce che la prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1 gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.

Nel caso di investimenti effettuati nel 2014 ad esempio il credito d’imposta del 15% si recupera a partire dal 1 gennaio 2016.

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