Intimidazioni all’Agenzia delle Entrate. La Fiamme Gialle controllano i professionisti

Nonostante le proteste e le intimidazioni fatte dai cittadini nei confronti delle Agenzie delle Entrate, la Guardia di Finanza continua il suo lavoro: i controlli fiscali ora prendono di mira i professionisti, che sembrano essere molto abili ad evadere il fisco.

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Nonostante le proteste e le intimidazioni fatte dai cittadini nei confronti delle Agenzie delle Entrate, la Guardia di Finanza continua il suo lavoro: i controlli fiscali ora prendono di mira i professionisti, che sembrano essere molto abili ad evadere il fisco.

Clima rovente in Italia per quanto riguarda la macchina del fisco e dei dipendenti; nonostante le molte proteste e le azioni intimidatorie contro l’Agenzia delle Entrate, le Fiamme Gialle continuano il proprio lavoro con l’appoggio dell’esecutivo; presi di mira i professionisti, che a quanto sembra hanno una radicata abitudine nell’evadere le tasse.

 

Proteste contro l’Agenzia delle Entrate

Le tragiche notizie dell’ultima ora hanno provocato un’ondata di proteste che hanno visto coinvolti numerosi uffici dell’agenzia delle entrate sparsi in Italia. Oltre all’ormai famoso caso del contribuente che ha sequestrato per sei ore un impiegato dell’ufficio di Romano di Lombardia, si segnala anche l’occupazione della sede locale dell’agenzia da parte degli operai di Termini Imerese, l’allarme bomba avvenuto negli uffici di Genova, i manichini impiccati a Imperia.
I gesti intimidatori ed il clima pesante hanno visto l’entrata in campo di Mario Monti a sostegno dell’azione fatta dagli ispettori del fisco.

 

Governo e lotta all’evasione fiscale

L’esecutivo è quindi in prima linea nella lotta all’evasione e presto il premier dimostrerà il proprio appoggio effettuando una visita nei locali dell’agenzia delle entrate di Roma e prendendo dei provvedimenti in merito al rendere la macchina della riscossione più vicina al cittadino.

Il Governo non ha intenzione di mollare la presa in materia di contrasto agli evasori nonostante questo costi molti in termini di popolarità e di consenso politico.

La situazione attuale segnala che nell’anno precedente sono stati recuperati circa 12 miliardi di euro ma anche che sono stati effettuati 270 azioni intimidatorie ai danni degli uffici delle entrate.

Azioni  che inducono sicuramente a delle riflessioni e che molto probabilmente si tradurranno in disposizioni normative che renderanno il fisco più umano.

 

Disposizioni per rendere “umano” il fisco

Fra le intenzioni vi è sicuramente  quella di rendere possibile la compensazione tra i debiti commerciali delle imprese e i debiti fiscali iscritti a ruolo ( pertanto si potrebbe compensare una cartella esattoriale di equitalia con un credito vantato magari nei confronti del ministero della Difesa).
In previsione vi è anche la riduzione dell’aggio che viene applicato da Equitalia sulle somme recuperate dall’evasione.

Attualmente il tasso è del 9 per cento ma dal primo gennaio 2013 dovrebbe ridursi, per meglio aderire alla riduzione dei costi per la gestione delle cartelle coatte.

Inoltre con un successivo decreto attuativo si prevede la riduzione dei costi per i contribuenti che decidono di inoltrare ricorso alle commissioni tributarie ( prima del ricorso si pagherà sempre un terzo delle del tributo, ma non le sanzioni e gli interessi).

Fatti tali provvedimenti resterebbero comunque  sul tavolo altre questioni spinose, come il rimborso dei crediti iva che l’agenzia non può effettuare causa mancanza di fondi o il problema della riscossione fatta dai Comuni ( l’accoro con Equitalia è scaduto nel 2012 e poi successivamente prorogato di un ulteriore anno).

 

La lotta all’evasione fiscale continua: ora tocca ai professionisti

Il fatto che l’azione di contrasto all’evasione prosegua costantemente è dimostrato anche  dai dati diffusi dalle fiamme gialle in merito all’azione svolta nei primi quattro mesi dell’anno (vedi anche Evasione fiscale: finanzieri tra agriturismi e centri estetici).

In particolare sono stati passati al setaccio i liberi professionisti  e, dai controlli effettuati su oltre 2000 professionisti  (notai, avvocati,architetti, ecc.), sono emersi oltre 190 milioni di euro di imponibile sconosciuto al fisco ed iva non pagata per circa 32 milioni di euro.
I soggetti da controllare sono stati individuati attraverso l’analisi di indicatori attestanti il tenore di vita o attraverso beni che formano il cosiddetto redditometro.

Inoltre i dati ottenuti sono stati poi incrociati con ulteriori informazioni ( come ad esempio i precedenti giudiziari ) dai quali sono emersi i potenziali evasori .

 

Controlli della Guardia di Finanza: nei professionisti l’evasione è radicata

I controlli delle fiamme gialle hanno fatto emergere un mondo in cui l’evasione è abbastanza radicata, e veniva realizzata attraverso alcuni artefici come ad esempio le prestazioni sotto fatturate, spese gonfiate con l’espediente delle anticipazioni, la mancata indicazione in bilancio di alcuni costi che avrebbero potuto generare sospetti a causa dei ricavi troppo bassi.
Fra gli espedienti più frequenti per non pagare le tasse, all’interno del mondo dei professionisti, il primato viene raggiunto dalla classica omissione di fattura. E’ il caso ad esempio di un ingegnere di Caserta che ha omesso di dichiarare circa 1,3 miliardi di euro o di un architetto di Ascoli Piceno al quale vengono contestati oltre 1 milione di euro di imponibile non dichiarato.  

Un noto professionista di Terni viaggiava invece su una mercedes di 70 mila euro nonostante il reddito dichiarato fosse di appena 10 mila euro annui.
Più articolato invece il sistema utilizzato da un noto notaio di una città del Sud, al fine di non dichiarare quanto dovuto.

Il  pubblico ufficiale, nonostante abbia u numero di repertorio e gli atti redatti siano comunque controllati e catalogati aveva ideato uno stratagemma per fatturare in nero.

In particolare utilizzava un sistema nel quale alcuni incassi erano addebitati come spese per nome  e per conto di terzi.

In sostanza il reale costo della prestazione veniva diviso in due: una parte era registrato come ricavo, mentre l’altra parte figurava come rimborso di spese sostenute ( benzina, ristorazione, alloggio, ecc.).
Altro caso emblematico è quello dell’architetto che, nonostante abbia rilasciato regolare fattura per un lavoro di ristrutturazione realizzato su un edificio, abbia poi “dimenticato” di inserire tale fattura all’interno della propria contabilità.

In questo caso il danno per l’erario era doppio,visto che il contribuente al quale era stata rilasciata la fattura ha poi preteso il recupero Irpef dovuto per le ristrutturazione su edifici ( 36 per cento di quanto pagato rimborsate in rate decennali).

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Argomenti: Evasione fiscale, Tasse e Tributi

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