Interpello tributario affossato da una giungla di norme

L'interpello non è sempre obbligatorio

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
L'interpello non è sempre obbligatorio

Gli interpelli tributari con il passare del tempo hanno assunto significati differenti rispetto a quando furono istituiti. Infatti il moltiplicarsi delle situazioni per le quali è possibile effettuare un interpello disapplicativo, ha prodotto delle istanze che nulla hanno a che fare con l’elusione fiscale. Di contraltare vi è la possibilità di attivare interpelli ordinari  per sapere a priori se la condotta adottata configuri un’ipotesi elusiva o meno ( ad esempio l’art. 124 del TUIR  in materia di consolidato nazionale). Tale situazione determina una notevole confusione generale oltre ad una certa incertezza giuridica in materia.

 

SENTENZA N 8663 2011 CORTE COSTITUZIONALE

Inoltre il colpo di grazia l’avrebbe data una recente sentenza della suprema Corte costituzionale ( la n. 8663 del 2011) per la quale è obbligatorio impugnare direttamente il rifiuto da parte del direttore dell’agenzia delle entrate in merito alla disapplicazione della norma anti elusiva, pena il divieto di poter ricorrere in contenzioso in merito all’accertamento che potrebbe successivamente essere inviato ( tale materia riguarda anche gli interpelli disapplicativi fatti per le società di comodo). Tuttavia occorre ricordare che la simulazione, così come la interposizione fittizia, riguarda fenomeni evasivi e non elusivi. E l’interpello fatto in materia di società di comodo, volto ad accertare se esistono o meno i presupposti per poter definire la società come creata esclusivamente per poter permettere a soci di godere dei beni posseduti, rientra proprio in quest’ambito. Pertanto il rifiuto fatto all’interpello disapplicativo configura un atto, un provvedimento espresso, e quindi suscettibile di poter essere autonomamente impugnato. Tuttavia occorre ricordare che l’interpello non sempre è obbligatorio, ma esistono anche interpelli facoltativi. Se nel primo caso appare corretto poter ricorrere in giudizio nel caso di diniego del provvedimento di interpello,  nel secondo caso, in considerazione del fatto che l’interpolla non vincola il contribuente ma esprime solo una posizione del fisco, appare  non cogente la giurisprudenza vigente ( si dovrebbe piuttosto dare la possibilità di poter effettuare ricorso all’accertamento che verrebbe notificato al contribuente).

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Argomenti: Ricorsi e Contenziosi