Indennità di accompagnamento, quando decorre la prestazione?

La Cassazione con una recente sentenza ha chiarito quando decorre la prestazione dell'indennità di accompagnamento.

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indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento è un sostegno economico statale pagato dall’Inps, per le persone dichiarate totalmente invalide e/o incapaci di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita.
L’indennità di accompagnamento viene corrisposta per 12 mensilità a prescindere dall’età dell’invalido e dal reddito suo e del suo nucleo familiare.

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Indennità di accompagnamento e sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza n. 2600/2017, ha chiarito la decorrenza del diritto alla prestazione. Vediamo nel dettaglio il caso.

La sentenza di merito, riguarda una donna che si vede riconoscere il diritto della prestazione solo dal 2014, epoca in cui risulta provato con documenti che l’impossibilità di deambulare rende necessario l’aiuto permanente di un accompagnatore.
L’interessata ricorre alla Cassazione e lamenta la violazione o falsa applicazione dell’art.

1 L. n. 18/1980 e art. 1 L. n. 508/1980. Ed esattamente, contesta la sentenza perché non è stato riconosciuto il diritto sin dal 2012, periodo nel quale, successivamente alla visita presso un fisiatra, emerge che l’interessata versa in una condizione di disabilità, che la rende dipendente da un’altra persona per la maggior parte della giornata.

La decisione della Cassazione

Cancella la sentenza e rinvio a giudizio al fine di verificare l’esatto periodo di insorgenza della condizione che giustifica l’indennità.
I giudici evidenziano che la decisione presa dai Giudici di merito non è coerente con l’insegnamento ripetuto dal Supremo Magistrato, anzi trascura gli insegnamenti oggetto di questa materia, realizzate in diverse sentenze.

La Corte si sofferma sul concetto di indennità di accompagnamento e precisa che quando si parla di incapacità, ci si riferisce a situazioni dove, nell’arco della giornata, si ha bisogno dell’aiuto di terzi pur alternandosi momenti di assistenza passiva ed attiva.


La sentenza di merito è errata, in quanto già nel 2012, il referto del fisiatra attesta che la sintomatologia determina alcune disabilità tali da richiedere l’assistenza di terzi per una buona parte della giornata.

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