Inail: a ottobre più di 66 mila contagi per Covid, 53% Nord-Ovest

In forte risalita le denunce per contagio Covid sul lavoro. Secondo i dati Inail, più della metà sono avvenuti a Nord Ovest.

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In forte risalita le denunce per contagio Covid sul lavoro. Secondo i dati Inail, più della metà sono avvenuti a Nord Ovest.

Dopo il rallentamento post lockdown, il mese di ottobre, con 12.000 casi in più, conferma la recrudescenza delle infezioni di origine professionale già rilevata in settembre. I decessi denunciati sono 332. 13 in più rispetto al monitoraggio precedente (quattro avvenuti a ottobre). Pari a circa un terzo del totale degli infortuni mortali denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno.

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data del 31 ottobre sono 66.781. Pari al 15,8% del complesso delle denunce pervenute dall’inizio dell’anno e al 9,8% dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss).

I casi mortali sono 332. 13 in più rispetto al monitoraggio precedente al 30 settembre (quattro decessi sono avvenuti a ottobre, i restanti sono riferiti a mesi precedenti per effetto del consolidamento dei dati). Pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,9% rispetto ai casi mortali da Covid-19 comunicati dall’Iss.

Inail, contagi sul lavoro in forte crescita

Al picco dei contagi dei mesi di marzo e aprile (dove si concentra quasi il 70% dei casi) è seguito un ridimensionamento a maggio e soprattutto nei mesi estivi di giugno-agosto (al di sotto dei 1.000 casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori).

A settembre – dice l’Inail – si è però cominciata a registrare una recrudescenza delle denunce, che hanno sfiorato i 1.700 casi. Per arrivare al mese di ottobre nel quale la “seconda ondata” dei contagi ha avuto un impatto significativo anche in ambito lavorativo.

Salgono a quota 12.000 le nuove denunce di infezione da Covid-19 di origine professionale, cifra peraltro destinata ad aumentare nella prossima rilevazione per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie.

Settore sanità e assistenza il più colpito

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale risulta il più colpito. Esso comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili. Ha registrato il 69,8% delle denunce e il 21,6% dei casi mortali codificati. Precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono l’8,7% delle infezioni denunciate e il 10,2% dei decessi.

Gli altri settori più colpiti – scrive l’Inail – sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center). Il manifatturiero, tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare. Le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio all’ingrosso.

In calo le denunce Inail rispetto a marzo-aprile

Ripartendo l’intero periodo di osservazione in tre intervalli – fase di “lockdown” (fino a maggio compreso), fase “post lockdown” (da giugno ad agosto) e fase di seconda ondata di contagi (settembre-ottobre) – si possono riscontrare significative differenze in termini di incidenza del fenomeno.

Per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica, in particolare, si osserva una riduzione dell’incidenza delle denunce nella seconda fase e una risalita nella terza. Si è passati, infatti, dall’80,5% dei casi codificati nel primo periodo fino a maggio compreso, al 49,8% del trimestre giugno-agosto. Per poi risalire al 74,5% nel bimestre settembre-ottobre.

Viceversa in altri settori, con la graduale ripresa delle attività, l’incidenza dei casi di contagio è aumentata nelle prime due fasi e si è ridotta nella terza.

È il caso, per esempio, dei servizi di alloggio e ristorazione, passati dal 2,5% del primo periodo, al 6,2% del trimestre successivo e all’1,9% nel bimestre settembre-ottobre. O dei trasporti, passati rispettivamente dall’1,2%, al 5,6% e al 2,2%.

Sanitari e impiegati più a rischio

L’analisi dei contagi sul lavoro per professione dell’infortunato conferma che la categoria più colpita è quella dei tecnici della salute. Con il 39,3% delle infezioni denunciate, circa l’83% delle quali relative a infermieri, e il 10,0% dei casi mortali.

Seguita dagli operatori socio-sanitari (20,0%), dai medici (10,1%), dagli operatori socio-assistenziali (8,4%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,6%). Le altre categorie professionali più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (3,4%), degli addetti ai servizi di pulizia (2%), dei dirigenti sanitari (1,1%) e dei conduttori di veicoli (1%).

L’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie si è progressivamente ridotta nelle prime due fasi ed è risalita nella terza. I tecnici della salute, prevalentemente infermieri, sono infatti passati dal 39,6% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 23,3% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 41,1% nell’ultimo bimestre. I medici, scesi dal 10,2% nella fase di “lockdown” al 4,0% in quella “post lockdown”, nella seconda ondata dei contagi fanno registrare un’incidenza dell’11%.

Più donne che uomini

Quasi sette contagiati su 10 (69,7%) sono donne, con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 47 anni per entrambi i sessi. Il 43,1% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,4%), 18-34 anni (18,4%) e over 64 anni (2,1%). I casi mortali, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (83,7%) e nelle fasce 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,0%). Con un’età media dei deceduti di 59 anni.

I tecnici della salute hanno un’età media al contagio di 44 anni. Inferiore rispetto a quella degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (51 anni), del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (50), dei medici e dei conduttori di veicoli (49).

Un caso su due nel Nord Ovest

L’analisi territoriale evidenzia che più della metà delle denunce presentate all’Inail (53,1%) ricade nel Nord-Ovest. Seguito da Nord-Est (22,3%), Centro (13,2%), Sud (8,3%) e Isole (3,1%). Concentrando l’analisi esclusivamente sui decessi, la percentuale del Nord-Ovest sale al 55,6%. Mentre il Sud, con il 16,6% dei casi mortali denunciati, precede il Nord-Est (13,3%), il Centro (12,7%) e le Isole (1,8%). Con un terzo dei contagi denunciati (33,1%) e il 41,3% dei decessi la Lombardia si conferma la regione più colpita.

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