In pensione prima, la buona notizia per il 2023 e 2024: e dobbiamo dire grazie al Covid!

Per andare in pensione prima, ecco la buona notizia per l'anno 2023. Ed anche per il 2024. Inoltre, al riguardo dobbiamo dire grazie al Covid. Vediamo perché passo dopo passo. Punto per punto.

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In pensione prima, la buona notizia per il 2023 e 2024: e dobbiamo dire grazie al Covid!

Per andare in pensione prima, ecco la buona notizia per l’anno 2023. Ed anche per il 2024. Inoltre, al riguardo dobbiamo dire grazie al Covid. In quanto a causa del virus l’aspettativa di vita si è ridotta di tre mesi.

Di conseguenza, per andare in pensione prima fino alla fine del 2024 serviranno sempre 67 anni. Ovverosia, per l’accesso alla prestazione INPS di vecchiaia, il requisito anagrafico resterà invariato. Così come restano fermi pure i requisiti contributivi per l’accesso alla pensione anticipata ordinaria.

In pensione prima, la buona notizia per il 2023 e 2024: e dobbiamo dire grazie al Covid!

Nel dettaglio, si continuerà ad andare in pensione prima a 67 anni con l’assegno INPS di vecchiaia e con almeno 20 anni di contributi previdenziali obbligatori versati. Mentre per l’anticipata ordinaria ci vorranno sempre 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali obbligatori versati. Per gli uomini. E 41 anni e 10 mesi per le donne.

Con la riduzione della speranza di vita, a causa purtroppo della mortalità da Covid, sostanzialmente si andrà quindi in pensione prima nel 2023 e nel 2024.

Proprio perché non scatterà alcun adeguamento relativo alla speranza di vita. Ovverosia, il parametro che è collegato proprio alla pensione di vecchiaia. Che è una misura strutturale. Mentre le misure per il pensionamento anticipato, come Opzione Donna, Quota 102 e Ape Sociale, sono frutto di interventi legislativi più recenti. Così come è riportato in questo articolo.

La buona notizia per il 2023 e 2024 sulla prestazione INPS di vecchiaia

La buona notizia per il 2023 e 2024 sulla prestazione INPS di vecchiaia, al fine di andare in pensione prima, arriva proprio dall’Istituto di previdenza. Ed in particolare con una circolare dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale.

In ottemperanza ad un decreto interministeriale dello scorso mese di ottobre. Da parte del ministero del Lavoro e del ministero dell’Economia e delle Finanze.

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