In pensione a 62 anni nel 2022: come evitare di lavorare 5 anni in più. La proposta

La Lega preme per toccare il meno possibile quota 100. Anche il Movimento 5 Stelle è dello stesso avviso, ma il governo non la pensa così.

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Il dibattito sulla riforma pensioni entra nel vivo. Dopo l’incontro di fine luglio fra il ministro del Lavoro Andrea Orlando e le parti sociali, è diventato chiaro che un provvedimento in merito scaturirà solo con l’approvazione della legge di bilancio 2022.

Il che non è una bella notizia, se la si vuole leggere fra le righe. Le posizioni fra governo e sindacati appaiono ancora distanti e i procedimenti legislativi spesso soffocano il dibattito parlamentare. Se, come spesso accade, si porrà la questione di fiducia alla legge di bilancio 2022, è probabile che anche la riforma pensioni venga tirata dentro. Bella o brutta che sia.

La riforma delle pensioni e quota 100

Sulla graticola c’è quota 100. La riforma, fortemente voluta dalla Lega, che prevede il pensionamento a 62 anni con 38 di contributi, si esaurisce a fine 2021. In assenza di interventi normativi, scatterà dal 1 gennaio 2022, uno scalone di cinque anni. Cioè si potrà andare in pensione solo al raggiungimento dei 67 anni di età. O, in alternativa, alla maturazione di 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).

La Lega e il Movimento 5 Stelle sono intenzionati a sostenere il pensionamento anticipato con quota 100 pur mollando qualcosa, pur di mantenere ferma l’uscita a 62 anni. Si pensa, ad esempio, a un sistema che preveda un pensionamento anticipato in due tranches, come sostenuto anche dal presidente Inps Pasquale Tridico.

Cioè, liquidare inizialmente la pensione al raggiungimento dei 63 anni (ma anche 62) per la sola parte contributiva e poi, il resto al raggiungimento dei 67 anni. Permettendo al contempo al lavoratore di poter continuare a lavorare, se vuole. Lo scopo sarebbe quello di non aumentare l’età pensionabile e al contempo non penalizzare troppo i lavoratori di fronte al rischio scalone.

La posizione del governo

Più intransigente sembra essere la posizione del governo che guarda alle esigenze di bilancio. Come anche sostenuto dalla Corte dei Conti, quota 100 costa troppo e le alternative al pensionamento anticipato finora ipotizzate non risolvono il problema.

Quota 41, ad esempio, sarebbe troppo costosa. L’ipotesi di spesa parte da 4,3 miliardi di euro nel 2022 per arrivare a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Pil. Impossibile da sostenere. Così come è troppo oneroso mandare in pensione anticipata i lavoratori al compimento dei 64 anni di età con 36 di contributi, senza una penalizzazione sugli assegni.

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