In pensione 5 anni prima con mini riduzione dell’assegno: la proposta che salva l’uscita a 62 anni

Andare in pensione a 62 anni di età non sarà più possibile se non con un taglio dell’assegno. La proposta di legge presentata alla Camera.

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Andare in pensione a 62 anni di età non sarà più possibile se non con un taglio dell’assegno. La proposta di legge presentata alla Camera.

Andare in pensione sarà ancora possibile dal 2022 con la fine di quota 100? E’ questa la domanda che la generalità dei lavoratori si pone alla vigilia di quella che dovrebbe essere una riforma pensioni che impedisca il ritorno netto alle condizioni della Fornero.

Con la fine di quota 100 e in assenza di interventi legislativi, si ripresenterebbe il problema di uno scalone di 5 anni, previsto dal pensionamento a 67 anni di età. Cosa che taglierebbe fuori anche solo chi, per poche settimane o giorni, non può accedere a quota 100 entro fine 2021.

In pensione 5 anni prima anche nel 2022?

In Parlamento non c’è divergenza di vedute, anzi sono tutti d’accordo nell’agevolare l’uscita dei lavoratori anche nel 2022. Lo scoglio rimane però la spesa pensionistica. Altre riforme a debito non saranno avallate dal governo, se non con un taglio delle pensioni.

L’Italia è osservato speciale da Bruxelles sulla spesa previdenziale che è stata mal digerita con quota 100 (come anche il reddito di cittadinanza) varata dal premier Conte nel 2019. Draghi, emissario dei poteri forti d’Europa, non permetterà altre frizioni con l’Ue in questo senso.

Così, alla Camera è stata presentata da Fratelli d’Italia una proposta per andare in pensione a 62 anni. Una riforma che si baserebbe sulla riconferma dell’uscita dal lavoro a 62 anni ma con penalizzazione.

La proposta di Fratelli d’Italia

La pensione anticipata così presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, si baserebbe su un doppio requisito: 62 anni di età e 35 di contributi. Resterebbe quindi aperta la possibilità di andare in pensione a 62 anni, ma con meno contributi versati da far valere. In sostanza, una riforma che parte da quota 97, ancora più vantaggiosa rispetto a quota 100.

In cambio, però, ci sarebbe una penalizzazione nel calcolo della pensione commisurata all’età di uscita dal lavoro. In buona sostanza, chi volesse andare in pensione a 62 anni subirebbe un taglio dell’assegno del 10% rispetto a quanto prenderebbe se uscisse dal lavoro a 67 anni.

Lo schema di taglio pensioni proposto sarebbe il seguente:

  • 10% con uscita a 62 anni;
  • 8% con uscita a 63 anni;
  • 6% con uscita a 64 anni;
  • 4% con uscita a 65 anni;
  • 2% con uscita a 66 anni.
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