Imu, Tasi e multe non pagati: più poteri ai Comuni per il recupero dei crediti

Tempi più stretti per il recupero di Imu, Tasi e multe non pagati. Dal prossimo anno i Comuni potranno emettere cartelle di pagamento. Ma ci sono altre importanti novità.

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Tempi più stretti per il recupero di Imu, Tasi e multe non pagati. Dal prossimo anno i Comuni potranno emettere cartelle di pagamento. Ma ci sono altre importanti novità.

Tempi duri per chi non paga IMU e Tasi. Dal prossimo anno i Comuni avranno più poteri di riscossione per agire a tutela dei propri interessi e per recuperare le somme evase o non pagate dai contribuenti. Lo ha detto il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri durante un’audizione presso le commissioni parlamentari Finanze delle Camere in occasione della presentazione del progetto di riforma della riscossione tributi dei Comuni italiani.

Come sarà introdotto con la legge di bilancio 2020, agli enti locali saranno affidati gli stessi poteri della riscossione oggi disponibili per l’Agenzia delle Entrate i cui tempi di recupero delle somme sono notoriamente più veloci che per i Comuni e altri enti locali. Per chi non paga Imu, Tasi o sanzioni amministrative e multe elevate dalla Polizia Locale, sarà quindi più difficile farla franca prendendo tempo. I Comuni potranno agire più rapidamente mettendo in mora il debitore nel giro di poche settimane, una volta accertata l’evasione o il ritardo dei pagamenti.

La riforma della riscossione del Comuni

Ma in cosa consiste la riforma? La novità riguarda essenzialmente l’attuale sistema di riscossione basato sull’ingiunzione di pagamento (norma che risale a un vecchio decreto regio del 1910) e che verrà sostituita da un accertamento vero e proprio, simile ai provvedimenti che emette solitamente l’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’Irpef o dell’Iva. Tale documento ha le caratteristiche di diventare automaticamente immediatamente esecutivo se, trascorsi 60 giorni dalla notifica, non avverrà da parte del debitore il pagamento dell’importo dovuto, in unica soluzione o a rate periodiche, o non verrà impugnato nei termini e modi previsti per il ricorso tributario. In altre parole, l’accertamento si trasforma in una vera e propria cartella di pagamento la cui applicazione sarà estese a ogni Comune sul territorio nazionale (al momento viene utilizzata solo dai più grossi, quelli che si affidano all’Agenzia di Riscossione e che rappresentano meno della metà).

La notifica degli atti sarà digitale

Fra le altre novità previste dalla riforma della riscossione locale caldeggiata da Gualtieri per rafforzare la lotta all’evasione, vi è anche il sistema di notifica degli atti.

In futuro i Comuni non notificheranno più le cartelle avvalendosi di messi comunali e postini, ma attraverso una casella digitale collegata al documento di identità e alla residenza che sarà costituita presso ogni singola anagrafe e collegata a un indirizzo di posta elettronica e numero di cellulare in maniera tale da poter raggiungere sempre e comunque il destinatario. Una volta a regime, il sistema permetterà di risparmiare notevolmente sui costi di notifica e di raggiungere in tempo reale una più ampia platea di contribuenti. Sicchè, le imposte locali saranno inserite e collegate a tale casella digitale e qualora, non venga registrata la comunicazione di avvenuto pagamento nei termini, verrà inviata la comunicazione che equivale a notifica dell’atto di accertamento. Tempi molto ridotti, quindi, per inviare le cartelle e meno possibilità di contestazioni per chi riceverà le notifiche digitali.

L’accesso alle banche dati fiscali

Ai Comuni sarà, infine, riservata la possibilità di accedere a tutte le banche dati di cui dispone la pubblica amministrazione, da quelle in possesso dell’Inps ai dati fiscali raccolti dall’Agenzia delle Entrate, delle Dogane o del Demanio al fine di poter conoscere nel dettaglio la situazione finanziaria del contribuente. Per arrivare a questo sarà necessario passare per il Garante privacy che dovrà dare la sua approvazione preventiva e fornire le indicazioni necessarie a garantire la sicurezza e la riservatezza di queste informazioni che potranno essere consultate solo dai funzionari comunali incaricati, Sarà quindi difficile che tale riforma possa essere realizzata in tempi brevi, tuttavia la strada appare tracciata e così come avvenuto per la consultazione da parte del fisco dell’anagrafe dei conti correnti, presto o tardi sarà possibile anche per i Comuni accedere a informazioni sensibili a carico dei cittadini.

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