Imposta di scopo o Imu bis: sono solo modifiche

In seguito alle ultime notizie che vedevano l’introduzione dell’Imu bis il Mef precisa che la tassa già esistente viene solo coordinata con l’Imu, ma se i Comuni vogliono possono istituirla

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
In seguito alle ultime notizie che vedevano l’introduzione dell’Imu bis il Mef precisa che la tassa già esistente viene solo coordinata con l’Imu, ma se i Comuni vogliono possono istituirla

La notizia è rilevante. Il Mef spazza i dubbi e le polemiche, comunicando che l’imposta di scopo è già vigente dal 2007  e dal D.L. sulle semplificazioni fiscali, il D.L. n. 16/2012, che proprio oggi ha avuto la conversione in legge, sono apportate solo modifiche di coordinamento con la disciplina dell’IMU.

 

I rumors degli ultimi giorni

In questi ultimi giorni erano circolate tante voci riguardanti l’introduzione ad opera del DL fiscale, di una nuova imposta ribattezzata Imu bis: una rivisitazione dell’imposta di scopo (consultare anche I nuovi tributi del federalismo fiscale: l’imposta di scopo).

Oggi il Ministero dell’economia ci tiene a sottolineare che l’imposta di scopo in questione è stata in verità già introdotta nell’ordinamento tributario italiano dall’art. 1, comma 145 e seguenti, legge n. 296/2006 e ora si procede semplicemente al suo coordinamento con la nuova e maledetta Imu, lo spauracchio degli italiani in questa primavera di crisi.

 

L’origine della tassa di scopo

La tassa di scopo nasce con il Governo Prodi con la legge Finanziaria 2007, nella quale era prevista la possibilità di poter istituire un’imposta con la quale i Comuni avrebbero potuto ottenere una copertura finanziaria, parziale, delle opere pubbliche, dalle strade alle scuole agli ospedali.

In mancanza delle risorse necessarie, lo stesso Comune poteva istituire la tassa di scopo, proprio al fine di reperire le somme utili.

Così fin dal 2007 i Comuni italiani hanno avuto la facoltà di istituire questa imposta per contribuire al finanziamento di specifiche opere pubbliche. L’imposta si applicava sulla base della disciplina dell’ICI con un’aliquota massima dello 0,5 per mille e per un periodo massimo di 5 anni.

In seguito nel 2011, il D.Lgs. n. 23, quello sul federalismo municipale ha confermato all’art. 6 l’impianto normativo dell’imposta in oggetto, demandando ad un apposito provvedimento di attuazione la definizione di regole per estendere a 10 anni il periodo massimo di applicazione dell’imposta e per individuare al contempo ulteriori opere da finanziare, eventualmente anche per intero, con il gettito.

 

DL semplificazioni fiscali: coordinamento con l’Imu…

Il Ministero sottolinea ora che il D.L. n. 16/2012 convertito in Legge ha apportato solo alcune modifiche alla disciplina dell’imposta di scopo vigente. Tali modifiche sono dirette esclusivamente a coordinarla con quella della nuova IMU che ha sostituito l’ICI, precisa il Dicastero guidato da Monti ad interim.

 

… e istituzione a scelta dei Comuni

Se però leggiamo attentamente il comunicato del Mef, si precisa che “Per effetto di queste modifiche i comuni potranno scegliere di istituire l’imposta ovvero, nel caso in cui l’avessero già introdotta, potranno continuare ad applicarla adeguandola all’IMU”.

Ecco svelato l’arcano: il Governo si giustifica,  precisando che l’imposta è stata fatta dal Governo Prodi, mica è una novità dell’ultima ora.

I comuni se vogliono,e visto il periodo di magra, possono istituirla.

Se in base agli ultimi dati l’imposta di scopo non ha certo (e per fortuna) attratto gli amministratori locali e su circa 8 mila, sono solo 21 attualmente quelli che hanno istituito l’imposta di scopo, si spera che il numero non cresca.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Tasse e Tributi, 5 per mille