Imposta di bollo: leggere sempre l’estratto conto

Quanto paghiamo sui nostri risparmi con le nuove versioni di imposta di bollo e aliquota di tassazione

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Quanto paghiamo sui nostri risparmi con le nuove versioni di imposta di bollo e aliquota di tassazione

Partiamo da una considerazione di base: le banche, agendo come sostituti d’imposta, hanno l’onere di operare i prelievi fiscali dal conto dei clienti inoltrando la raccolta nelle casse dell’Erario. E’ chiaro che devono sapere come e in quale percentuale farlo ma, soprattutto in un momento di riforme fiscali, non si può non prendere in considerazione la possibilità di errore.

 

IMPOSTA DI BOLLO DOSSIER TITOLI 2012: ERRORI POSSIBILI

La continua modifica di certe norme ha portato a dei ritardi negli aggiornamenti dei software e di conseguenza delle procedure di prelievo (vedi ad esempio la recente estensione della mini patrimoniale ai conti deposito). Peraltro la persistenza di alcuni punti ambigui ha portato ad alcune interpretazioni delle norme variabili da istituto ad istituto. Ci sono state infatti segnalazioni di applicazioni del bollo sul dossier titoli in periodi di imposta non coincidenti oppure di Etf tassati erroneamente.

 

Controllare attentamente le singole voci dell’estratto conto diventa un onere da non trascurare anche perché il fatto di graduare il bollo in base al valore nominale e non a quello di mercato può portare a risultati addirittura paradossali (un investimento in warrant di appena  2 mila euro può comportare un prelievo di 680 euro).

 

IL CASO DEGLI AZIONISTI UNICREDIT

Nella beffa sono caduti ad esempio alcuni risparmiatori in seguito all’eliminazione del valore nominale delle azioni UniCredit, stabilito  dalla banca in data 27 dicembre 2011 in concomitanza con il raggruppamento di azioni indispensabile all’ultimo aumento di capitale. E’ capitato dunque che per il calcolo dell’imposta di bollo il 31 dicembre, ovvero esattamente quattro giorni dopo l’azzeramento del valore nominale, alcuni risparmiatori hanno segnalato di aver visto la valorizzazione del loro investimento salire da 0,5 per azione a un prezzo di acquisto decisamente più consistente (fino anche a 10 euro) per i titoli privi di valore nominale. Ne è conseguito peraltro un aggravio dell’imposta: la beffa oltre al danno di aver assistito  allo scendere inesorabile dei valori del titolo in Borsa. L’invito quindi è quello di leggere sempre con accortezza l’estratto conto segnalando eventuali anomalie. 

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Argomenti: Tasse e Tributi