Il voucher dello spettacolo annullato può diventare un bonus. Come spenderlo

Se rispettati tutti i requisiti previsti per il c.d. Art-bonus, è possibile che la rinuncia al voucher rilasciato per lo spettacolo annullato a causa Covid-19 si trasformi in credito d’imposta

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Se rispettati tutti i requisiti previsti per il c.d. Art-bonus, è possibile che la rinuncia al voucher rilasciato per lo spettacolo annullato a causa Covid-19 si trasformi in credito d’imposta

L’art. 88 del decreto Cura Italia come da ultimo modificato dall’art.183, comma 11, del decreto Rilancio (in fase di conversione in legge) stabilisce che gli acquirenti di un biglietto relativo ad uno spettacolo cinematografico/teatrale, annullato a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, non hanno diritto alla restituzione materiale della somma pagata per assistere allo spettacolo annullato ma possono presentare, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto, ovvero dalla diversa data della comunicazione dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione, un’istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento, allegando il relativo titolo di acquisto.

A questo proposito, in occasione della Risoluzione n. 40/E del 15 luglio 2020, la rinuncia all’ottenimento del voucher, che per legge sostituisce il rimborso in denaro del biglietto, da parte dell’acquirente rappresenta, nella sostanza, un’erogazione liberale valida ai fini del riconoscimento del beneficio dell’Art-bonus se posta in essere secondo le modalità e le prescrizioni previste dalla normativa di riferimento.

L’Art-bonus: ambito soggettivo, misura e regole

E’ stato l’art. 1 del decreto-legge n. 83 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 106 del 2014, ad aver introdotto, nell’ambito delle disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, il c.d. Art-bonus, ossia un credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali in denaro effettuate nei tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2013 a sostegno della cultura (c.d. “Art-Bonus”).

Il beneficio è stato poi reso permanente con la Legge di Stabilità 2016 e ne possono beneficiare è tutti i soggetti, persone fisiche e giuridiche, che effettuano erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura.

Tra le persone fisiche rientrano i soggetti individuati dall’art. 2 del TUIR, ossia le persone fisiche residenti e non residenti nel territorio dello Stato, a condizione che non svolgano attività d’impresa (dipendenti, pensionati, titolari di reddito di lavoro autonomo, titolari di redditi di fabbricati, ecc.).

L’agevolazione spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali effettuate ed è riconosciuto nei limiti del 15% del reddito imponibile. È ripartito in tre quote annuali di pari importo e la fruizione avviene nella dichiarazione dei redditi (la quota annuale non utilizzata può essere riportata nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale).

Tutti i chiarimenti, le condizioni per fruirne e la documentazione necessaria sono riportati nella Circolare n. 19/E dell’8 luglio 2020.

Il MiBACT dice si all’Art-bonus

Per sciogliere il dubbio che l’istante aveva posto all’Agenzia delle Entrate in merito alla possibilità di godere dell’Art-bonus nel caso di rinuncia al voucher di cui in premessa, tuttavia, l’Amministrazione ha dovuto acquisire il parere del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT), il quale ha ritenuto che “la rinuncia al voucher nei termini enunciati possa qualificarsi quale erogazione liberale in denaro ammissibile all’agevolazione fiscale in oggetto. L’applicabilità dell’Art bonus è, tuttavia, condizionata all’esplicito riconoscimento della causale dell’importo ricevuto (rectius, non rimborsato mediante voucher) a titolo di donazione, circostanza che, ad avviso di questo Ufficio, appare assolta dall’emissione di un’apposita attestazione, nei confronti dei destinatari del voucher che rinuncino allo stesso, che riconosca e individui specificamente, nell’importo e nella causale, l’erogazione liberale disposta in favore della Fondazione beneficiaria”.

A tal proposito riteniamo utile ricordare che ai fini del beneficio Art-bonus, nella menzionata Circolare n. 19/E del 2020 è precisato che il sostenimento dell’onere deve essere documentato dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta di credito, carta di debito o carta prepagata, dall’estratto conto della società che gestisce tali carte (il credito d’imposta non spetta per le erogazioni liberali effettuate in contanti).

Laddove dallo strumento di pagamento non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti, inoltre, la modalità di pagamento utilizzata. È necessario, inoltre, che dalla documentazione attestante il versamento sia possibile individuare il carattere di liberalità del pagamento.

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