Il reddito di cittadinanza sottrae lavoratori stagionali

Per la ripartenza della stagione turistica, non si trova personale stagionale. E’ l’effetto del reddito di cittadinanza.

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Il reddito di cittadinanza sta creando più problemi che benefici ai datori di lavoro. Con l’arrivo della stagione estiva e la ripartenza dell’occupazione, infatti, si fatica a trovare lavoratori stagionali. Camerieri, bagnini, assistenti, animatori mancano all’appello un po’ ovunque.

Qualcuno ha dato la colpa al reddito di cittadinanza che sottrae forza lavoro. Come il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che ha addirittura detto che molte attività non riapriranno per mancanza di camerieri. Del resto, se lo Stato eroga sussidi per non fare nulla, come pretendere di andare a lavorare?

Reddito di cittadinanza e lavoro stagionale

Ma se questa posizione estrema di De Luca ha suscitato polemiche e indignazione proprio nella sua Regione, quelle che più di tutte beneficia del reddito di cittadinanza, come va altrove? In Toscana, ad esempio, il grido di allarma è lanciato da Confagricoltura.

Secondo l’associazione, il turismo sta cercando di risollevarsi dopo mesi di chiusura causa Covid. Ma il problema è che mancano i lavoratori, soprattutto negli agriturismi della Toscana.

“Si fatica a trovare personale stagionale. Ma il problema riguarda anche alberghi e ristoranti: un buco, nella sola Toscana, di circa duemila lavoratori, tra cuochi, camerieri, addetti alle pulizie o alla reception. Il 10-15% del personale che servirebbe alle strutture risulta scoperto”.

Il problema è legato al reddito di cittadinanza che sottrae alle aziende manodopera stagionale. Come dice Marco Neri, presidente di Confagricoltura Toscana – “molti preferiscono percepire il sussidio che lavorare. Servirebbero maggiori incentivi per incoraggiare i giovani al lavoro”.

Il lavoro nero

Ma c’è un altro risvolto negativo che deriva dal reddito di cittadinanza. Poiché in caso di occupazione i beneficiari perderebbero l’assegno dello Stato, si preferisce lavorare in nero.

Così il settore del lavoro stagionale rischia di diventare irregolare. Chi percepisce il reddito di cittadinanza, accetterebbe volentieri un lavoro a chiamata o temporaneo come cameriere, ma non in regola.

E’ l’atra faccia della medaglia di questa forma di sussidio a pioggia fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. Inutili lamentarsi dell’evasione fiscale e del lavoro nero, quindi, se è lo Stato a fomentare queste forme di irregolarità.

Mancano i bagnini

Un po’ in tutta Italia mancano anche i bagnini. L’apertura delle spiagge e il lento ritorno alla normalità dell’attività balneare vede molte aziende andare alla ricerca disperata di bagnini. Una professione che è stata duramente bastonata dai lockdown e, soprattutto, dalla chiusura delle piscine.

Ma fare il bagnino per tre mesi all’anno sulle spiagge non porta a ottenere grossi guadagnai. Anzi. Gli stipendi vanno da 800 e 1.000 euro al mese e poi si resta disoccupati per il resto dell’anno. E’ facile intuire quindi che molti bagnini preferiscano godere del reddito di cittadinanza tutto l’anno piuttosto che sbattersi per tre mesi senza prospettive di continuare l’attività in un clima di profonda incertezza economica e dell’occupazione.

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