Il libero professionista rischia la sospensione per la PEC, ecco quando

Il professionista che entro 30 giorni dalla diffida non provveda a comunicare la PEC all’Ordine di appartenenza sarà sospeso finché non effettuerà la comunicazione

di , pubblicato il
Il professionista che entro 30 giorni dalla diffida non provveda a comunicare la PEC all’Ordine di appartenenza sarà sospeso finché non effettuerà la comunicazione

In attuazione dell’art. 37 del decreto (decreto-legge n. 76 del 16 luglio 2020), i vari Ordini professionali fanno sapere agli iscritti la necessità, laddove non ancora fatto, di comunicare il proprio indirizzo PEC e ciò al fine di non rischiare l’apertura di un procedimento disciplinare e la sospensione dall’Ordine stesso.

Da ultimo è stato il CNDCEC a mettere in guardia i commercialisti e lo ha fatto con l’informativa n. 98 del 31 agosto 2020.

L’omessa comunicazione della PEC provoca la sospensione dall’Ordine

In sostanza il menzionato art. 37 del decreto semplificazioni ha stabilito che il professionista (commercialista, avvocato, ingegnere, ecc.) che non comunichi il proprio indirizzo PEC (“domicilio digitale”) all’Ordine di appartenenza è soggetto a diffida ad adempiere all’obbligo di comunicazione entro 30 giorni dalla diffida stessa.

Laddove nemmeno si provveda alla comunicazione entro il suddetto termine, il professionista sarà sospeso dall’Ordine fino a che non comunicherà la propria PEC (oltre a subire l’apertura di un procedimento disciplinare).

La stessa informativa, ricorda che la comunicazione della PEC al proprio Ordine professionale di appartenenza, oltre ad essere un obbligo di legge, è necessaria all’Ordine medesimo per la pubblicazione dell’elenco riservato consultabile in via telematica dalle pubbliche amministrazioni e la trasmissione dei dati al registro INI-PEC. Obblighi, questi, che in mancanza di assolvimento potrebbero portare allo scioglimento e commissariamento dell’Ordine ad opera del Ministero vigilante.

Potrebbe anche interessarti:

 

Argomenti: ,