Il coraggio di superare la Fornero per la riforma pensioni 2022, prima condizione: ti spieghiamo la seconda

Al via il tavolo di confronto fra governo e sindacati per una riforma pensioni duratura, ma la strada appare stretta e tortuosa.

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Riforma pensioni

Come noto la riforma delle pensioni varata nel 2011 con decreto n. 201, nota come riforma Fornero, è iniqua e ingiusta. Deve essere superata e a questo scopo serve un’altra grossa riforma.

Governo e sindacati hanno dato il via a un tavolo negoziale  che si concluderà in primavera per superare alcuni punti critici della riforma pensioni. In primo luogo l’età della pensione e poi il sistema di calcolo.

Come superare la riforma pensioni Fornero

Come noto, 10 anni fa la riforma pensioni fu varata dal governo Monti in un clima politico e finanziario incandescente. Era necessario puntellare il bilancio dello Stato che stava naufragando sotto i colpi di una speculazione selvaggia.

La parola d’ordine era una sola: “tagliare le pensioni”. L’Italia spendeva troppo per il welfare e ancora oggi supera il 16% del Pil, un record fra i Paesi Ocse. Difficile quindi trovare una quadra per tamponare l’emorragia finanziaria con una grossa riforma pensioni.

In Italia ci sono 23 milioni di occupati e quasi altrettante pensioni da pagare. Negli anni ’70 questo rapporto era di 3 a 1, oggi siamo in pari e le casse dell’Inps tremano (chiuderà il 2021 con un rosso di oltre 20 miliardi di euro).

La coperta è quindi troppo corta per tentare di superare la Fornero con una energica riforma pensioni. Anche se qualche spazio di manovra esiste, ma occorre superare lo scoglio dei sindacati.

Le nuove pensioni dovranno essere sostenibili

E’ pacifico che non tutti i lavoratori ce la facciano a restare  al lavoro fino a 67 anni (ma poi crescerà ancora). Le pensioni anticipate, d’altro canto, costano troppo e quota 100 ha dimostrato tutti i limiti insostenibili per le finanze dello Stato.

Il premier Draghi non è contrario a ritoccare la Fornero che, fra le altre cose non prevede alcuna garanzia per i giovani e i contributivi puri con pochi anni di lavoro o carriere discontinue alle spalle. Il problema, però, è trovare le coperture finanziarie.

Quindi, ogni riforma – ha detto Draghi – “dovrà essere sostenibile”.  Un vincolo non da poco, visto che siamo sempre stati abituati a fare debito su debito per mandare in pensione prima i lavoratori. Nonostante la Fornero, l’Italia ha finora concesso l’uscita dal lavoro a 61,8 anni di età, contro una media Ocse di 63 anni.

L’unica soluzione possibile è quindi la flessibilità in uscita. Vale a dire, permettere ai lavoratori di andare in pensione qualche anno prima a patto che si rinunci a qualcosa. Come avviene per Opzione Donna o, anche con Ape Sociale. Un sistema che in futuro dovrà per forza di cose essere  abbinato a forme di pensione complementare.

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