Ici prima casa e rivalutazione rendite: caleranno compravendite?

L'introduzione delle nuove tasse potrebbe penalizzare il settore delle compravendite immobiliari. Preoccupa anche l'aumento Iva di un punto

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
L'introduzione delle nuove tasse potrebbe penalizzare il settore delle compravendite immobiliari. Preoccupa anche l'aumento Iva di un punto

REINTRODUZIONE ICI PRIMA CASA E REVISIONE RENDITE CATASTALI: GOVERNO MONTI PUNTA SU TASSAZIONE IMMOBILI

Il neo governo Monti ha già preventivato che, visto che l’Italia in termini di tassazione degli immobili è sotto la media europea, il gettito ulteriore per l’erario sarà assicurato da tributi che riguardano la casa. Gli immobili hanno infatti il grosso pregio di essere facilmente censibili ed individuabili ( anche se recentemente l’agenzia del territorio ha scovato circa 2 milioni di immobili sconosciuti all’ex catasto e denominati pertanto “immobili fantasma”). Oltre al sempre più possibile ritorno dell’ici per la prima casa ( che nella nuova versione federalista prenderà il nome di Imu), vi sono sempre in ballo la revisione delle rendite catastali ( la data dell’ultima rivalutazione risale infatti al 1996) e l’introduzione di una patrimoniale, in cui il valore degli immobili avrebbe sicuramente un peso abbastanza sostenuto.

 

TASSE SU IMMOBILI: PRESSIONE DELL’ITALIA INFERIORE ALLA MEDIA EUROPEA

Tuttavia sebbene dagli studi effettuati le imposizioni sugli immobili in Italia hanno un livello di pressione inferiore alla media europea occorre ricordare che il settore, sia commerciale che residenziale, potrebbe essere fortemente penalizzato da un’eccessiva tassazione. Infatti , ad esempio, per gli immobili commerciali oltre all’ici a livello dovuta ( che per i capannoni è in genere del 7 per mille) occorre pagare l’irpef , se il proprietario è persona fisica, al fisco o in alternativa l’ires sulla rendita catastale o sull’affitto incassato. Da un calcolato effettuato su un magazzino del calore di circa 1,7 milioni di euro affittato ad una rendita annua lorda di 35 mila euro. In questo caso la percentuale che il contribuente è costretto a versare alle varie casse regionali, comunali e nazionali  per tasse e imposte raggiunge la cifra record del 79 per cento se il contribuente è persona fisica, mentre si ferma l 67,3 per cento se l’immobile è proprietà di una società. Casi limite sicuramente, ma per le abitazioni i conti sono simili, anche se il proprietario gode di alcuni sconti o agevolazioni. In questi casi per i redditi più alti hanno una forma di pagamento agevolato, che effettivamente consente dei risparmi di imposta, nella cedolare secca.

 

AUMENTO IVA: PREOCCUPANO RIPERCUSSIONI SU PREZZO CASE DI LUSSO

Non secondario neanche l’aggravio che riguarda le case di lusso dovuto all’aumento di un punto percentuale ai fini iva. In questo caso, l’aumento dei prezzi non riguarda numerose abitazioni, per le quali è dovuta un’imposta sul valore aggiunto in forma agevolata pari al 10 per cento, ma comunque ha una sua incidenza. Dalla somma di tutti questi fattori nasce una forte preoccupazione degli addetti ai lavori in merito ad un calo di interesse da parte degli operatori per il mattone. Infatti gli ultimi studi segnalano, che complice un calo della richiesta di affitto, l’investimento immobiliare risulta in calo.

 

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Argomenti: Tasse e Tributi