I soldi in banca sono al sicuro? Tutte le paure dei risparmiatori

Dalle imposte fiscali ai costi bancari, tenere i soldi in banca coi tassi a zero non conviene più. Ci sono poi i controlli del fisco sui conti correnti e la limitazione dell’uso dei contanti.

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Dalle imposte fiscali ai costi bancari, tenere i soldi in banca coi tassi a zero non conviene più. Ci sono poi i controlli del fisco sui conti correnti e la limitazione dell’uso dei contanti.

Italiani popolo di risparmiatori. Il vecchio adagio non può trovare miglior conferma oggi, nel 2019, all’ombra di una crisi economica scoppiata più di 10 anni fa e che ha radicalmente cambiato le abitudini degli italiani verso il risparmio.

Le banche sono stracolme di liquidità, è vero, ma non la possono usare perché nessuno chiede più in prestito soldi per avviare un’attività o fare investimenti. I singoli risparmiatori, invece, di fronte alle varie incertezze e ai timori di una recessione, hanno preferito finora tenere i soldi parcheggiati sui conti correnti, anche a costo di rimetterci qualcosa in costi bancari, commissioni e bolli. Ma qualcosa sta cambiando anche per loro.

Il controllo del fisco sui conti correnti

Ai timori economici si devono, infatti, aggiungere le sempre più frequenti “minacce” di controllo da parte del fisco che sta spingendo molti italiani a lasciare pochi soldi sul conto corrente, per tenerli sotto il materasso. Dall’anagrafe dei conti correnti che spia ogni giorno le nostre movimentazioni di denaro, al sempre più limitato utilizzo del contante per acquisti, gli italiani sono diventati timorosi su ogni cosa al punto da non fidarsi più nemmeno a lasciare i soldi sul conto corrente. Così, nonostante i depositi siano raddoppiati dal 2005 a oggi a fronte di una crescita economica che arranca, il trend potrebbe adesso invertirsi: sono infatti molti coloro che pensano che è diventato “rischioso” lasciare i soldi sul conto corrente. Vero che fino a 100 mila euro le somme sono garantite dallo Stato, ma i recenti casi di dissesto delle banche italiane, da banca Etruria alle popolari venete, e il timore di bail in hanno lasciato un segno indelebile nella memoria dei piccoli risparmiatori.

Depositare i soldi in banca non conviene più

C’è poi la pressione fiscale che agisce sui conti correnti e sul deposito titoli, per non parlare degli altri balzelli, come il capital gain e la tobin tax che erodono significativamente i già magrissimi guadagni che si possono ottenere investendo in titoli di stato o prodotti finanziari meno sicuri. Anche le gestioni patrimoniali e i fondi d’investimento cominciano ad accusare l’impatto dei tassi negativi o nulli che il mercato sta offrendo. E se ci mettiamo pure che le banche stanno studiando il modo di far pagare le giacenze di conto corrente sopra una certa soglia come avviene già in Svizzera e in alcuni stati europei, il quadro è presto tracciato. Così non c’è da meravigliarsi se oggi risulta più conveniente, oltre che sicuro dal punto di vista fiscale e a tutela della propria riservatezza, mantenere i soldi sotto il materasso.

Commissioni e tasse erodono i depositi

Sicchè oggi come oggi, a fronte di guadagni nulli o negativi (al netto delle tasse e commissioni) lasciare i soldi parcheggiati sul conto corrente non conviene più e molti stanno pensando di tenerseli in casa, in cassaforte o sotto il materasso come si diceva una volta. In questo senso si inserisce la legge che limita l’uso del contante e che incentiva gli strumenti di pagamento elettronici e telematici. La lotta all’evasione fiscale – dicono i consumatori – pare più una scusa per giustificare l’introduzione di una normativa fatta ad arte per tutelare il settore bancario che potrebbe vedersi presto minacciato da una grande fuga di risparmiatori. A contribuire a questo timore è sicuramente il grande fratello fiscale che controlla in automatico le movimentazione di denaro dal conto riducendo la libertà d’azione del risparmiatore e introducendo nuove preoccupazioni e timori su come si spendono i propri soldi, pochi o tanti che siano.

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