I furbetti delle pensioni all’estero, come il fisco scova le residenze fittizie

Quasi mezzo milione i pensionati italiani si sono trasferiti all’estero per non pagare le tasse, ma molti vivono abitualmente in Italia. Il giro delle residenze fittizie.

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Quasi mezzo milione i pensionati italiani si sono trasferiti all’estero per non pagare le tasse, ma molti vivono abitualmente in Italia. Il giro delle residenze fittizie.

Sono quasi mezzo milione i pensionati italiani all’estero. Ma il numero di chi trasferisce la residenza oltre confine è in costante aumento.

Senza andare tanto lontano, ci sono Paesi come Albania, Grecia, Spagna, Portogallo, dove i pensionati italiani che si trasferiscono a vivere beneficiano di un trattamento fiscale decisamente vantaggioso, se non addirittura nullo, sulla pensione.

L’eldorado dei pensionati italiani all’estero

La crisi economica ha infatti spinto molti Paesi appartenenti alla Ue ad adottare misure fiscali di favore per attirare facoltosi pensionati. Così molti italiani hanno abbandonato la terra natia per godersi la pensione senza tasse in altri lidi. Almeno così pare, ma sarà davvero così? Le statistiche parlano di quasi 500 mila italiani in pensione che hanno trasferito la loro residenza all’estero iscrivendosi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e formalmente non risultano più residenti in Italia per cui soggiacciono al regime di tassazione del Paese straniero. Più precisamente, la fiscalità delle persone fisiche segue il principio della residenza. Secondo la legge italiana, poi, è sufficiente che un cittadino trascorra all’estero più di 183 giorni all’anno per potersi considerare residente fuori dai confini italiani e quindi non pagare più le tasse in Italia.

Le residenze fittizie

Detto questo, non sono pochi i pensionati che formalmente si prendono una residenza all’estero ma poi continuano a vivere abitualmente in Italia. A volte basta un semplice contratto d’affitto o una dichiarazione di ospitalità a certificare la residenza altrove. Inoltre, l’iscrizione all’AIRE di per sé non basta a certificare la residenza essendo solo un registro anagrafico. Per il fisco italiano è, infatti, necessario che il pensionato trasferisca oltre confine tutte le proprie attività e interessi. Ai fini civilistici, il domicilio di una persona è il luogo in cui essa stabilisce la sede principale dei suoi affari (art. 43, comma 1 c.c.) inteso come sede principale degli affari e interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali. E sono molti i pensionati che per non pagare le imposte sui redditi in Italia (Irpef) acquisiscono una residenza fittizia all’estero mantenendo però il domicilio effettivo in Italia.

Esistono allo scopo molti studi di consulenza sia in Italia che all’estero, messi su proprio da commercialisti e consulenti italiani, per “aiutare” i pensionati ad eludere il fisco.

I controlli del fisco sui pensionati italiani all’estero

Ma come fa l’Agenzia delle Entrate a sapere se un pensionato vive realmente in Portogallo piuttosto che in Albania anziché in Italia? Innanzitutto vi è da dire che coloro che si iscrivono all’AIRE finiscono automaticamente in una lista dedicata di persone soggette a controlli, sia da parte degli uffici immigrazione stranieri, sia da parte delle autorità consolari italiane. Difficile, infatti, pensare che un pensionato che magari ha maturato consolidate relazioni di parentela in Italia, non abbia mai soggiornato all’estero e non conosca lingue straniere, di punto in bianco si trasferisca a vivere fuori dall’Italia. Dopo di che l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle misure più recenti adottate dai Paesi membri Ue nell’ambito del monitoraggio fiscale, acquisisce tutta una serie di informazioni dal Paese ospitante che vengono poi incrociate con quelle reperibili dall’anagrafe tributaria. Basta quindi che il pensionato possieda un autoveicolo, abbia un contratto telefonico o utilizzi frequentemente la carta di credito in Italia per scoprire la frode (oggi coi controlli digitali automatizzati è semplice e veloce). Se poi ha bisogno con frequenza di assistenza sanitaria, è ancora più semplice per il fisco far quadrare i risultati. Giornali e televisioni non riportano queste notizie, ma il nucleo di Polizia Tributaria della Guarda di Finanza scova ogni anno centinaia di residenze fittizie.

Residenza fittizia ed elusione fiscale

Ma cosa succede se un pensionato italiano viene pizzicato a fare il furbo? Dal punto di vista amministrativo, dopo attente verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate, il pensionato italiano viene cancellato dagli elenchi anagrafici come persona non più residente all’estero.

Questo comporta la perdita di tutti i diritti acquisiti a risiedere sul territorio straniero, ma soprattutto gli viene contestato il versamento delle imposte (Irpef e addizionali locali) dalla data di accertamento. Contestualmente l’Italia, sempre nell’ambito dello scambio delle informazioni fiscali con i Paesi white list e tramite autorità consolari, comunicherà allo Stato straniero l’esito delle verifiche per una pronta revoca della residenza. Anche l’iscrizione all’AIRE decadrà automaticamente e il cittadino resterà segnalato nei registri anagrafici. Il recupero delle imposte seguirà quindi la normale procedura di riscossione.

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