I controlli per il contrasto all’evasione previsti dal nuovo decreto fiscale

Le nuove norme che regoleranno le Partita Iva con il decreto fiscale che mira a prevenire l'evasione

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Le nuove norme che regoleranno le Partita Iva con il decreto fiscale che mira a prevenire l'evasione

Il nuovo decreto fiscale ( DL 16 del 2012) non contiene solo interventi volti ad agevolare i contribuenti in materia di rateazione dei debiti tributari, ma anche diversi interventi in materia di contrasto all’evasione.

In particolare i provvedimenti  consentono maggiori tutele per chi sbaglia i dati contabili ed extracontabili degli studi di settore, ma prevedono anche delle penalizzazioni per chi omette il modello o indica delle cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi che in realtà non sono esistenti.
Per quanto riguarda gli studi di settore, il Dl 16 del 2012 ha recepito parte delle lamentele provenienti da numerosi contribuenti a seguito del’entrata in vigore del Dl 98 del 2011.

In sostanza quest’ultimo consentiva all’amministrazione finanziaria di effettuare un accertamento induttivo puro, quando il contribuente omette di comunicare il modello degli studi di settore, lo compila irregolarmente o indica delle cause di esclusione o inapplicabilità non esistenti.

La norma , sebbene prevedesse che la rettifica fosse possibile solo se il reddito rideterminato dagli studi di settore superasse almeno del 10 per cento il reddito dichiarato, risulta davvero penalizzante per i contribuenti anche perché l’accertamento induttivo  ricostruisce il reddito di un soggetto sulla base di indizi, anche privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

 

Novità accertamento induttivo

Il dl 16 del 2012 ha in parte modificato quanto contenuto all’interno della prima manovra estiva ( il 98/2011) prevedendo che l’eventuale accertamento induttivo sia effettuabile solo se la differenza di reddito stimata calcolata tra i dati stimati e quelli comunicati ( o desunti in caso di omessa) superi il 15 % o comunque i 50 mila euro.  

Tuttavia tale “franchigia” è valida solo per le dichiarazioni ritenute infedeli, mentre non vi è alcuna soglia minima per quanto riguarda l’omessa presentazione del modello o l’indicazione  di cause di esclusione o di inapplicabilità non corrette.

La correzione operata non sembra quindi aver spento tutte le polemiche, visto anche che se un contribuente, ad esempio, ritiene di non ricadere in un periodo di normale svolgimento dell’attività ( e barra quindi la relativa casella causa di non applicazione degli studi), ma l’amministrazione non è dello stesso parere, potrebbe vedersi recapitare un accertamento induttivo alla stregua di un contribuente che ha omesso le scritture contabili o che non presenta la dichiarazione.

 

Imposte indirette 

In materie di imposte indirette il decreto prevede, invece, l’abbassamento della soglia per  poter effettuare la compensazione orizzontale dell’iva.

Infatti l’art. 8 commi 18,19 e 20 del Dl 16 prevede la riduzione da 10 a 5 mila euro della soglia del credito disponibile in dichiarazione per potere effettuare automaticamente la compensazione senza dover inviare preventivamente la dichiarazione Iva annuale.

Viene pertanto modificato l’art. 17 del D lgs 241 del 1997 laddove si prevede che la compensazione del credito iva annuale, o relativo a periodi inferiori all’anno,  può essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge.

 

Compensazione dell’Iva

Inoltre viene disposto che, per la compensazione dell’Iva per importi superiori  a 5 mila euro, debbano essere utilizzati esclusivamente i servizi telematici dell’agenzia delle entrate.
Pertanto le nuove disposizioni legislative prevedono che i contribuenti possano liberamente compensare in F24 i crediti iva sino a 5 mila euro,  senza la preventiva dichiarazione annuale Iva. Resta immutata la soglia dei 15 mila euro oltre la quale la compensazione è subordinata al visto di conformità da parte dei soggetti abilitati.

Il decreto stabilisce inoltre che possano essere stabiliti nuovi termini e nuove modalità attuative delle nuove regole in materia di compensazioni. Pertanto la data di entrata in vigore delle nuove regole dovrebbe essere subordinata all’emanazione di tale provvedimento ( anche se  l’emanazione è facoltativa e non obbligatoria).

 

Crediti multipli

Nel caso di contribuenti che presentano crediti multipli, ossia che possono compensare sia crediti Iva annuali che sia quelli maturati trimestralmente nello stesso anno solare hanno quindi a disposizione due distinti “plafond” a cui fare riferimento. Pertanto si avrà un tetto di 5 mila euro relativo al credito annuale, e uno di 5 mila euro relativo al credito infra annuale , cioè di un tetto di 5 mila euro relativo all’ammontare complessivo dei crediti dei tre trimestri dell’anno in corso.

 

Partite Iva inattive

Novità anche nel campo delle partite Iva inattive. La nuova norma prevede in automatico l’invio di una comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate a tutti i titolari di partita Iva, che se pur obbligati non hanno presentato la dichiarazione di cessazione dell’attività, con relativo invito al pagamento di una sanzione ridotta di 172 euro in luogo di quella ordinaria di 516 euro.

Il contribuente ha la possibilità di presentare documentazione aggiuntiva a supporto della tesi che al partita Iva sia attiva.

Nel caso, invece, il contribuente non comunichi nulla e non effettui il dovuto versamento, l’Agenzia delle entrate procederà alla cessazione d’ufficio della partita Iva e con l’iscrizione a ruolo delle somme dovute.
L’iniziativa ha lo scopo di eliminare gran parte delle oltre due milioni di partite Iva che risultano inattive, e segue il mini condono varato dall’amministrazione pochi mesi fa.

Quest’ultima procedura, di cui è possibile fruire sino al 2 aprile, prevede l’invio di una comunicazione all’Agenzia delle entrate e pagando la dovuta sanzione in maniera ridotta.

 

Informazioni Agenzia dell’entrata

Sempre in materia Iva il nuovo decreto  prevede che le informazioni  in possesso all’Agenzia possano essere resi disponibili a terzi, nell’ambito del contrasto delle frodi Iva. Pertanto attraverso le informazioni disponibili in anagrafe tributaria sarà possibile conoscere lo stato di attività di una partita Iva oltre che il nome e cognome del soggetto in possesso della p.i.
Il nuovo provvedimento ritorna anche sul potere di accertamento dell’Agenzia delle entrate per quanto riguarda i contribuenti che hanno fruito dello scudo fiscale versione 2001 e 2008. L’art. 8 comma 16 del Dl 16 2012 ribadisce infatti che la regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali delle attività detenute all’estero non preclude l’azione di accertamento del fisco in materia iva.

La misura si adegua a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea con sentenza 17 luglio2008 ( la sentenza contestava il fatto che attraverso il condono l’Italia rinunciava in modo indiscriminato e generale all’accertamento  in materia iva). Attraverso il nuovo dispositivo l’Italia ha evitato l’apertura di una procedura di infrazione  da parte delle autorità comunitarie.

 

Mancata emissione scontrini

Sempre in materia di contrasto all’evasione la mancata emissione di scontrini potrebbe costare caro al contribuente “pizzicato” dalla Gdf o dall’agenzia delle entrate. L’articolo 8 comma 8 prevede infatti che  l’Agenzia delle entrate nell’ambito della propria attività di pianificazione degli accertamenti elabori delle liste formate dai contribuenti che siano stati ripetutamente segnalati, in forma non anonima, all’agenzia o alla guardia di finanza. La norma intende quindi fare tesoro di quelle segnalazioni che pervengono direttamente dai cittadini in materia di evasione fiscale.
Per quanto riguarda l’accertamento esecutivo, vengono invece predisposte alcune novità. Occorre ricordare che in caso di mancato pagamento dell’avviso di accertamento entro i termini previsti per fare ricorso, l’agente della riscossione po’ procedere al recupero coattivo senza il preventivo invio della cartella di pagamento. La trasmissione della pretesa avviene tramite flussi telematici, e pertanto il nuovo Dl prevede che l’agente della riscossione che prende in carico la pretesa debba informare tramite lettera raccomandata il contribuente ( nel caso in cui vi sia fondato pericolo di mancata riscossione, l’agente può evitare di inviare la raccomandata).

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Argomenti: Evasione fiscale

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