Home restaurant: controlli e multe, come essere in regola

Controlli dei Nas sui ristoranti in casa: quali permessi deve avere chi apre un home restaurant per evitare multe?

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Controlli dei Nas sui ristoranti in casa: quali permessi deve avere chi apre un home restaurant per evitare multe?

I Nas stanno intervenendo sul fenomeno degli Home Restaurant con controlli a tappeto: l’obiettivo, anche a fronte delle richieste di regolamentazione dei ristoranti in casa fortemente sostenuta da Confcommercio, è quello di fornire al Ministero della Salute sia le proporzioni di questa nuova forma di sharing economy, sia la gravità delle violazioni potenzialmente poste in essere da chi decide di arrotondare le entrate trasformando la propria casa in un ristorante. Home restaurant: quanto si guadagna? Da un lato quindi ci sono le perplessità dei ristoratori che temono la concorrenza sleale (come accaduto per i tassisti con Uber e per gli albergatori con Airbnb), dall’altro polemiche legate, più che alle tasse, ai permessi e alle condizioni igieniche.

Rispetto agli altri due esempi di sharing economy sopra citati infatti, per gli home restaurant bisogna considerare i requisiti sanitari per la somministrazione di alimenti e bevande al pubblico. Aprire un home restaurant: quali permessi servono?

Home restaurant multato: quale documentazione occorre per aprire?

Aprire un home restaurant quindi, anche se si tratta di introiti occasionali, richiede un iter burocratico volto a garantire ai potenziali clienti che il ristoratore disponga della dichiarazione sanitaria di inizio attività per il locale cucina e per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e del manuale di autocontrollo Haccp, a garanzia di qualità degli alimenti. La titolare dell’home restaurant “Porta Susa” di Torino lo scorso mese si è vista addebitare una multa di ben sei mila euro. I Nas hanno riscontrato l’assenza della documentazione richiesta. E’ facile prevedere che il caso sarà oggetto di ricorso ma intanto la strada è stata aperta. L’obiettivo è quello di tutelare giustamente i frequentatori delle cene social garantendo determinati standard di sicurezza alimentare senza al tempo stesso accanirsi contro questa realtà di sharing economy che all’estero ha già preso piede prepotentemente e che per qualcuno potrebbe rappresentare un modo per incrementare le entrate senza puntare a fare concorrenza ai ristoranti. Torino in fatto di social eating è peraltro una città all’avanguardia: è da qui infatti che, ormai tre anni fa, è stato lanciato Gnammo, il social network delle cene. Pur senza fare allarmismi infine va segnalato che il 39% delle tossinfezioni alimentari ha origine in casa quindi è intuitivo che, su questo aspetto, occorra intervenire per regolamentare gli home restaurant. Aggiornamento: la multa applicata a Torino non rappresenterebbe il primo caso di sanzione ai social eating.

Ad essere sanzionato infatti è stato un B&b che non possedeva i permessi per la somministrazione di cibi e bevande.

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