Governo. Addio ‘Contratto per il cambiamento’?

L'intervento in Parlamento del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sulla risoluzione sul Documento di Economia e Finanza (DEF), ricorda quello del precedente ministro Pier Carlo Padoan.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
L'intervento in Parlamento del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sulla risoluzione sul Documento di Economia e Finanza (DEF), ricorda quello del precedente ministro Pier Carlo Padoan.

Roma,20.06.2018.

Dichiara Tria. “Il consolidamento del bilancio è condizione necessaria per mantenere la fiducia dei mercati finanziari, imprescindibile per tutelare i risparmi italiani e ottenere una crescita stabile”. E’ la stessa cosa che diceva il ministro Padoan! E la flat tax, che tale non è, e il reddito di cittadinanza, che tale non è, e l’abolizione della Fornero, che tale non è?
Nel cestino.

Infatti, non si concilia il consolidamento del bilancio con una spesa che prevede un buco di 117 miliardi a fronte di entrate per 0,5 miliardi, così come atteso dal “Contratto” tra Lega e M5S.

Rammentiamo che il nostro Paese ha un debito di 2300 miliardi.
Ricordiamo che il debito pubblico è il debito del contribuente.

La risoluzione prevede una rinegoziazione con l’Unione europea, rispetto agli impegni assunti dall’Italia, per una maggiore flessibilità di spesa cioè quello che ha fatto il governo Renzi. Il ministro Tria chiederà, inoltre, alla Ue, di scorporare le spese per gli investimenti da quelli correnti. Bene, ricordiamo, pero’, che per ottenere una risposta positiva occorre ridurre il debito, il quale, invece, aumenta se le previsioni del “Contratto” saranno rispettate  (i 117 miliardi di buco sopra ricordati).

“Cambiamento”? No, illusione.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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Argomenti: Diritto amministrativo, Curiosità

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