Gli acquisti in contanti allontanano il rischio redditometro? Vediamo per quali beni è possibile

Attenzione: anche gli acquisti in contanti possono essere oggetto di accertamenti fiscali, vediamo quando si corre il rischio.

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Attenzione: anche gli acquisti in contanti possono essere oggetto di accertamenti fiscali, vediamo quando si corre il rischio.

Il Fisco, tramite le entrate e le uscite, tiene sotto controllo il tenore di vita dei contribuenti e quando diventa troppo alto rispetto ai redditi percepiti scattano gli accertamenti fiscali.

Il mezzo attraverso il quale il Fisco traccia il reddito degli italiani è il redditometro: le spese devono essere coerenti con la dichiarazione dei redditi e acquisti di un’auto di lusso, una casa nuova, gioielli, viaggi e vacanze possono insospettire il cervellone del Fisco.

Molti credono, a torto, che acquistando in contanti si possa evitare il rischio di accertamenti fiscali, ma non sempre è così poiché pur non essendo tracciabili i contanti anche gli acquisti più innocui in contanti possono essere guardati dall’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate.

Quali sono le spese in contanti, quindi, che non scatenano i sospetti del Fisco? Ricordiamo che per gli acquisti i pagamenti in contanti non possono superare la soglia limite imposta nel 2016, di 3mila euro. Tali limiti non vanno rispettati solo se si preleva da un conto corrente per versare in un altro: i soldi, in questo caso restano sempre tracciabili.

Acquisti in contanti: quali non creano problemi con il Fisco?

Per sapere quali sono i beni il cui acquisto rientra nel redditometro bisogna consultare il decreto ministeriale del 16 settembre 2015: i beni indicati nel decreto, infatti, rientrano nel redditometro se le spese sostenute superano complessivamente del 20% il reddito dichiarato.

I principali beni che rientrano nel redditometro, sono quelli relativi a:

  • alimenti e bevande
  • abbigliamento e scarpe
  • mutuo
  • canoni di affitto
  • canoni di leasing immobiliare
  • acqua e condominio
  • spese di manutenzione della casa
  • compensi erogati ad agenzie immobiliari
  • spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua
  • elettrodomestici ed arredi
  • spese per biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni
  • collaboratrici domestiche
  • visite mediche e medicinali
  • polizza rc auto, incendio e furto
  • bollo auto
  • pezzi di ricambio dell’auto, olio e lubrificanti
  • canone di leasing per auto a noleggio
  • acquisto di smartphone e altri apparecchi di telefonia
  • spese del telefono
  • libri scolastici
  • tasse per asilo e per la scuola, master e scuole di specializzazione
  • soggiorni studio all’estero
  • giochi e giocattoli
  • radio e televisione
  • hi-fi
  • computer
  • libri non scolastici
  • dischi
  • lotto e lotterie
  • piante e fiori
  • abbonamento pay-tv
  • palestre e circoli sportivi
  • giochi online
  • cavalli
  • animali domestici
  • assicurazioni danni, infortuni e malattia
  • istituti di bellezza e centri benessere
  • barbiere
  • gioielleria e bigiotteria
  • alberghi e viaggi
  • borse, valigie e viaggi organizzati
  • cene e pranzi fuori casa
  • assegni periodici corrisposti all’ex coniuge

 

Anche i risparmi in banca possono essere un indicatore che si sta evadendo le imposte se risultano solo versamenti e mai prelievi o se il risparmio annuo è troppo alto rispetto al reddito.

Se è possibile, quindi, pagare beni alimentari, detersivi e anche gioielli in contanti senza rientrare, per questo, nei controlli fiscali, ricordiamo che non tutti gli acquisti in contanti ci mettono al riparo dagli accertamenti.

Vediamo nella prossima pagina quali sono gli acquisti in contanti che fanno correre il rischio di controlli fiscali.

Controli fiscali: quando?

Ovviamente, se si acquista qualsiasi cosa con pagamenti tracciabili è più facile entrare nell’occhio del Fisco. Se si acquista, invece, in contanti, non essendo questi ultimi tracciabili, sarà più difficile associare l’acquisto al contribuente che lo ha fatto. Ma il Fisco, ricordiamolo, ha mille modi per controllare: se, ad esempio, facendo un acquisto in contanti si fornisce il proprio codice fiscale per avere una fattura da portare in detrazione, su quell’acquisto stiamo pur sicuri che l’Agenzia delle Entrate potrà mettere gli occhi. Le spese contenute nel decreto ministeriale sul redditometro del 2015, riportano accanto a ciascuna di esse la dicitura “Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria”.

Tutto ciò, quindi, che rientra nell’Anagrafe tributaria è tracciabile, questo va ricordato.

Si può, quindi, utilizzare l’escamotage di non fornire i propri dati al momento dell’acquisto di un bene, questo è certo. Ma non sempre è possibile.

Nel caso di acquisto di un biglietto aereo, ricordiamo che è necessario fornire il codice fiscale. Così come nel pagamento del canone di affitto, di mutui, di ricariche telefoniche, di utenze di luce e gas e nell’acquisto di abbonamenti di paytv. In questi casi, quindi, il Fisco sa quanto spendiamo e perché anche se si paga in contanti. In questi casi, quindi, pagare in contanti o con la carta di credito è indifferente.

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