Nuove modalità di smart working per i dipendenti: Generali rivoluziona i turni di lavoro

Come il Coronavirus ha cambiato il mondo del lavoro: nuove modalità di smart working per i dipendenti Generali.

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Come il Coronavirus ha cambiato il mondo del lavoro: nuove modalità di smart working per i dipendenti Generali.

Lo smart working sta diventando una realtà sempre più concreta in Italia. La pandemia però ha di fatto accelerato i tempi di questo cambiamento, contribuendo all’avanzata di questo nuovo modo di lavorare e mettendo imprese e istituzioni nella posizione di dover valutare una soluzione alternativa alla classica attività in ufficio. Il risultato è stato un approccio alla professione diverso, più agile e da remoto, in grado comunque di garantire ottimi risultati.

Ed è proprio sulla base di questi ultimi sviluppi che Generali, cercando di cogliere al volo ogni nuova opportunità, ha deciso di rivoluzionare i turni di lavoro dei propri dipendenti, introducendo nuove modalità di smart working, sperimentate durante l’emergenza sanitaria e mantenute anche dopo, quando la pandemia sarà solo un brutto ricordo.

Generali: smart working? “Indietro non si torna”

“Il lavoro da remoto interesserà, seppur modularmente, il 100% dei dipendenti Generali”, queste le parole di Alessandra Monica Possa, la responsabile del personale del gruppo Generali che al Corriere della Sera ha raccontato di come la sua azienda abbia deciso, dopo l’esperienza degli ultimi mesi, di adattarsi e introdurre nuove modalità di lavoro.

Lo smart working, ha spiegato, ha permesso ai dipendenti e ai collaboratori di Generali di continuare a svolgere la propria attività in totale sicurezza durante l’emergenza Coronavirus, avviando un processo che lei stessa ha definito una “rivoluzione del lavoro”.

“Indietro non si torna – ha poi aggiunto la stessa -. Concetti tradizionali come ufficio, appartenenza, produttività, professionalità andranno in tutto o in parte riscritti. E noi di Generali siamo pienamente dentro questo flusso. Abbiamo fatto la nostra scelta”.

Come il Coronavirus ha cambiato il mondo del lavoro

Che l’emergenza sanitaria abbia contribuito a riscrivere le regole del lavoro agile è un dato di fatto.

Se le aziende, infatti, avevano iniziato a sperimentare forme di smart working già prima della pandemia, con il Coronavirus le cose sono cambiate radicalmente e, in qualche modo, hanno accelerato i tempi in questo senso. In Generali, per esempio, questo processo di cambiamento ha attraverso diverse fasi pre e post Coronavirus.

Con il “Piano Strategico 2020-21”, è stato spiegato, l’azienda aveva avviato il processo di trasformazione digitale già nel 2018. Già prima del Covid, infatti, il 62% dei Paesi dove Generali è presente aveva attivato il piano in via sperimentale. Con la pandemia, però, le cose sono cambiate e in Italia, dove l’opzione di smart working c’era ma era limitata, ci si è accorti che bisognava ancora di più valorizzare questo nuovo e diverso approccio al lavoro.

Con il lockdown e il blocco delle attività non essenziali, comunque, c’è stata la necessità di riadattarsi e, di conseguenza, Generali si è mossa per mettere subito le persone in sicurezza: “In due settieme il remote working è diventato il modo di lavorare in Generali. In ufficio sono rimaste poche figure professionali, alcuni addetti ai servizi informativi di supporto, di logistica, di gestione sedi e di sicurezza”, ha raccontato Monica Possa.

Il dato più interessante, comunque, riguarda la produttività. La mancata presenza in ufficio, infatti, non ha abbassato i livelli delle performance professionali, al contrario, le persone si sono messe in gioco. I manager operativi, infatti, non hanno mai lamentato problemi di efficienza e, grazie anche a un sistema di performance management, ogni dipendente si è visto assegnare i suoi obiettivi.

Generali rivoluziona i turni di lavoro

Con l’obiettivo di essere reperibili e vicini con i vari strumenti, digitali o via telefono, il lavoro “tradizionale” in Generali adesso cederà sempre più il passo a nuove forme di organizzazione dell’attività.

“Dobbiamo costruire il new normal, cominciare a prefigurare come sarà il lavoro di domani all’insegna della professionalità ma replicando il carattere di scambio e interazione tipico dell’ufficio – ha dichiarato Possa -. Pensiamo che l’innovazione abbia bisogno di presenza, quindi costruendo il lavoro del futuro terremo presente il ruolo dell’ufficio, non lo cancelleremo. Non a caso dopo l’estate abbiamo sentito l’esigenza di una riconnessione con i nostri dipendenti e abbiamo aperto a un graduale ritorno. Grazie a un’apposita app abbiamo regolato il traffico, garantendo turni di presenza di massimo 2 giorni a settimana, che ci consentono di garantire la massima sicurezza”.

La pandemia, quindi, ha messo i vertici dell’azienda davanti ad una nuova realtà che, seppur ancora in fase di valutazione, ha dimostrato di essere una valida alternativa al classico lavoro da ufficio. Per questo motivo, stando a quanto dichiarato dalla responsabile delle Risorse Umane, l’intenzione è quella di non tornare più indietro da questo punto di vista.

“Ci sarà una modalità di lavoro bilanciata tra ufficio e remoto – ha infatti spiegato la stessa -. Un dipendente avrà possibilità di lavorare a regime, oltre che dall’ufficio da dove vuole, dal luogo di residenza o dal coworking o dalla seconda casa in campagna o al mare. Sarà una scelta individuale. L’ufficio resterà però importante come centro di aggregazione, formazione, relazione e appartenenza […] Gli uffici rimarranno centrali ma cambieranno conformazione. Gli spazi liberati saranno dedicati alla creatività, agli incontri, alla relazione con il cliente. Ci stiamo lavorando. Assomiglieranno a dei coworking con forte apertura verso l’esterno. Il risparmio sugli affitti magari potrà esserci ma non rappresenta la motivazione decisiva”.

Smart working, l’intervento del Governo

Se il mondo del lavoro cambia, ovviamente, anche la legislazione attuale deve adattarsi. Di questo ne è consapevole pure il Governo che, con il nuovo Dpcm, è intervenuto anche in merito alla regolarizzazione dello smart working. Il lavoro da remoto, destinato a prendere sempre più piede anche in Italia, ha bisogno dunque di una normativa di riferimento, con tutele e diritti di aziende e lavoratori ben chiari.

Anche Generali che, come specificato nell’intervista al Corriere, darà a tutti i propri dipendenti la possibilità di continuare a lavorare da remoto anche dopo la pandemia.

“Non tutta la settimana. Organizzeremo tutto in maniera modulare e flessibile. Pensiamo di costruire questo passaggio rivoluzionario dialogando con il mondo sindacale, a livello europeo e a livello locale – ha affermato Possa -. Finora abbiamo riscontrato apertura, così come è accaduto con i rappresentanti sindacali locali, e noi vogliamo scrivere questo pezzo di futuro assieme”.

Per questo motivo, ha concluso poi la stessa: “Un’infrastruttura normativa di legge ci vuole ma poi bisognerà avere regole che calzino con le esigenze dell’azienda e delle persone, e quindi la contrattazione sarà la regina. Importante è cercare nuove soluzioni, indietro non si torna e speriamo di trovare interlocutori governativi intelligenti che condividano lo spirito di libertà e insieme di responsabilità che un vero smart working richiede”.

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