G20 Spiagge chiede lo status di Città Balneare per salvare la stagione

Andare al mare sarà più difficile quest’anno. Il G20 Spiagge chiederà il riconoscimento dello status di Città Balneare per salvaguardare i bilanci comunali.

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Andare al mare sarà più difficile quest’anno. Il G20 Spiagge chiederà il riconoscimento dello status di Città Balneare per salvaguardare i bilanci comunali.

Con la fine del lock down si può tornare liberamente al mare. Andare in spiaggia sotto l’ombrellone, però, comporta il rispetto di particolari regole di distanziamento e l’uso di mascherine.

Un fastidio che, sebbene sopportabile nelle normali condizioni di vita quotidiana, in spiaggia rischia di essere un vincolo insopportabile. Ma tant’è, per quest’anno bisognerà adattarsi e le vacanze al mare rischiano di diventare un problema per molte famiglie col rischio di rinunciarvi.

I Comuni del G20 Spiagge

Lo sanno bene i gestori degli impianti balneari e gli albergatori della riviera romagnola che più di tutti sono abituati a sfide coraggiose. La buona volontà e l’organizzazione, però, potrebbero non bastare e così i Comuni del G20 Spiagge hanno intenzione di avanzare la richiesta di “Città Balneare”. Si tratta dei Comuni più interessati dalle misure di contenimento epidemiologico e che vivono essenzialmente di turismo estivo (Arzachena, Bellaria-Igea Marina, Caorle, Castiglione della Pescaia, Cattolica, Cavallino Treporti, Cervia, Chioggia, Comacchio, Forio, Grado, Grosseto, Ischia, Jesolo, Lignano Sabbiadoro, Orbetello, Riccione, Rosolina, San Michele al Tagliamento, San Vincenzo, Sorrento, Taormina). In un comunicato, il G20 Spiagge ha fatto sapere che la riapertura dei lidi per la balneazione rappresenta un segnale positivo per la ripartenza, ma ora servono dal Governo “impegni certi per salvaguardare i bilanci i comunali”.

A rischio i bilanci comunali

La riapertura delle spiagge ai vacanzieri “è stata anche la nostra battaglia – dice il G20 Spiagge – e il risultato è arrivato: la possibilità di riaprire le spiagge e tutti i servizi collegati con date e modalità operative precise che ci permettono di avviare una stagione turistica che sarà molto critica”. Tuttavia, argomentano ancora, “ora servono altre azioni ed interventi per scongiurare il rischio default dei bilanci comunali”. Secondo il G20 Spiagge, “ogni Comune stima una perdita di bilancio nel 2020, per mancati introiti derivanti da Tassa di soggiorno, Cosp, Imu e Tari, solo per citarne qualcuno, tra i 4 e i 10 milioni di euro in media. Quindi, per fare fronte a questi numeri, quello che viene chiesto alle istituzioni è la rimodulazione del Fondo di solidarietà e il riconoscimento dello status di Città Balneare”.

Cosa significa Città Balneare

Ma cosa rappresenta lo status di “Città Balneare”? Si tratta di una specie di stato di crisi specificatamente riferito ai luoghi di balneazione ma di interesse nazionale e che, se riconosciuto, comporterebbe da parte dello Stato interventi economici mirati a sostegno dell’economia. D’altronde, come specifica il G20 Spiagge,  “i comuni balneari sono città con flussi di presenza diversificati durante l’arco dell’anno, che l’attività economica prevalente svolta dai Comuni del G20s è quella turistica esercitata in forma stagionale, e che pertanto gli impatti economici della crisi da una parte sono rilevantissimi già nell’immediato e dall’altra le persone e le imprese dovranno attendere un periodo ancora più lungo per poter beneficiare della ripresa”.Come dichiara Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari, “l’applicazione delle linee guida dalla Conferenza delle Regioni, che prevedono 10 metri quadrati per l’ombrellone e almeno 1,5 metri di distanza tra un lettino e l’altro, comporterà, inevitabilmente, una riduzione delle postazioni anche fino al 60%. E mancando la domanda, vista la probabile assenza dei turisti stranieri, si prevede anche riduzione significativa del numero di lavoratori stagionali”.

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