Fotovoltaico: cessione crediti ed energia venduta da ente pubblico

In due documenti diversi, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la cessioni di crediti da fotovoltaico sono esenti da imposte di registro e di bollo e che, nel caso di enti pubblici, l’energia prodotta in più, ma fino a 20 kw non è un’operazione commerciale e non si richiede l’Iva

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
In due documenti diversi, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la cessioni di crediti da fotovoltaico sono esenti da imposte di registro e di bollo e che, nel caso di enti pubblici, l’energia prodotta in più, ma fino a 20 kw non è un’operazione commerciale e non si richiede l’Iva

Due importanti risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate si occupano di fotovoltaico.

Parliamo della n. 29 e della n. 32 del 2012. La prima afferma che le operazioni, effettuate per garantire il rimborso di un finanziamento bancario sono esenti dalle imposte di registro e di bollo, nonché quelle ipocatastali e dalle tasse sulle concessioni governative.

La seconda invece che l’immissione in rete,  per effetto dello “scambio sul posto”, dell’energia prodotta da un ente pubblico, “soggetto responsabile” di impianti fotovoltaici, collocati in sedi diverse, ma tutti con potenza inferiore ai 20 kw, non è considerata un’operazione commerciale e come tale non è rilevante ai fini Iva.

 

La risoluzione n. 29 del 3 aprile 2012

Partendo dalla prima risoluzione, la n. 29/E del 3 aprile scorso, l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello avanzata per conoscere il corretto trattamento fiscale, ai fini delle imposte indirette, da riservare alla cessione di crediti vantati nei confronti del Gse (Gestore dei servizi energetici), e i cui contratti relativi sono stati stipulati a garanzia del rimborso di finanziamenti bancari, a medio e lungo termine.

 

La società produttrice di fotovoltaico: la cessione dei crediti

Nel caso di specie una società realizza un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, stipulando con il Gestore dei servizi energetici una convenzione per vedersi riconosciute tariffe incentivanti per la produzione di energia elettrica.

Questa stessa società poi intende effettuare una cessione pro solvendo dei crediti presenti e futuri, che vanta nei confronti del Gse, allo scopo di garantire il rimborso del finanziamento ricevuto da una banca cessionaria.
Per l’Agenzia delle entrate, i contratti di cessione dei crediti rientrerebbero nell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, indicata agli articoli 15 e seguenti del Dpr 601/1973, poiché inerenti all’estinzione delle operazioni di finanziamento.

 

Esenzione da imposta di registro, bollo & Co: l’art. 15 del Dpr 601/73

Il comma 1 dell’articolo 15 dispone che “Le operazioni relative ai finanziamenti a medio e lungo termine e tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate … sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative”.
 In base al tenore letterale della norma, rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 15:

– le operazioni di finanziamento in senso stretto,

– gli altri atti inerenti al contratto di finanziamento, quali quelli volti all’esecuzione, modificazione ed estinzione del prestito stesso e le prestazioni di garanzia di qualunque tipo, da chiunque e in qualsiasi momento prestate.

Cessione crediti garantisce adempimento mutuo

L’Agenzia, già con sue precedenti risoluzioni, ha precisato che per stabilire la riconducibilità nell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva dell’atto concluso, occorre valutare l’inerenza del medesimo all’operazione di finanziamento.

Nel caso di specie prospettato all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, configura come un atto giuridico volto a garantir, la cessione pro solvendo di tutti i diritti di credito, presenti e futuri, di cui la società è titolare nei confronti del Gse, a garanzia del rimborso delle somme ricevute a titolo di mutuo dalla banca.

Osserva l’Agenzia che la cessione del credito, anche se configura un contratto autonomo rispetto al finanziamento, dotato di una propria causa giuridica, svolge la funzione di  garantire l’adempimento del contratto di mutuo concluso e va allora ricondotto nell’ambito di applicazione dell’articolo 15 del Dpr 601/1973.

 

La cessione di crediti rientra nell’articolo 15 Dpr 601/1973

Sulla base di ciò l’Agenzia nella risoluzione n. 29 in oggetto, precisa che il contratto di cessione di crediti, stipulato a garanzia del rimborso di un finanziamento bancario, a medio e lungo termine, rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 15 del Dpr 601/1973.
Viene applicata allora l’imposta sostitutiva ex articolo 17, in luogo delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastale e delle tasse sulle concessioni governative.

 

Risoluzione n. 32

Con una successiva risoluzione, la n. 32/E del 4 aprile scorso, l’Agenzia si sofferma invece sul caso di un ente pubblico che è “soggetto responsabile” di impianti fotovoltaici, collocati in sedi diverse, con potenza inferiore ai 20 kw. L’Agenzia rivela in particolare che tale immissione non si considera come un’operazione commerciale e, come tale, non è rilevante ai fini Iva. Si deve distinguere però tra “scambio sul posto” e “scambio a distanza”.

 

Scambio sul posto: energia in più inferiore a 20 kw è autoconsumo

Nello scambio sul posto, l’Agenzia spiega che ogni impianto solare è strettamente collegato al consumo della struttura in cui è posto. In riferimento all’energia fotovoltaica prodotta dagli enti non commerciali, come lo sono gli enti pubblici, se la potenza dei singoli generatori non supera i 20 kw, non viene considerata venduta l’energia prodotta in più che viene “passata” al Gestore dei servizi energetici (Gse). Sono queste quantità minime, inferiori a 20 kw, che non annullano il principio dell’“autoconsumo”. Se invece il limite di 20 kw viene superato, l’operazione diventa commerciale e comporta l’emissione della fattura. Così non si configura come attività commerciale la gestione di più impianti fotovoltaici, se ognuno di essi è a servizio di una sede e ha una potenza non superiore a 20 kw.

 
Scambio a distanza: le differenza con quello sul posto

In relazione invece allo “scambio a distanza”, l’Agenzia precisa innanzitutto che questo si differenzia dallo “scambio sul posto” perché, nel primo caso, i punti di immissione in rete non coincidono con quelli di consumo dell’energia prodotta. Entrambi i punti infatti sono identificati con i codici Pod, che non equivalgono necessariamente con le strutture dell’ente. L’ente pubblico, mediante una precisa convenzione con il Gse, può chiedere di gestire i Pod tramite proprio lo scambio a distanza.

 

Il corretto trattamento fiscale da applicare allo scambio a distanza

Si deve in primo luogo suddividere l’energia complessivamente prodotta dagli impianti fotovoltaici di cui l’ente è “soggetto responsabile”, per tutti gli edifici serviti. Se da questa suddivisione risulta poi che ad ogni sede istituzionale dell’ente, viene associato, virtualmente, un impianto di potenza fino al limite di 20 kw, l’ente pubblico considera la produzione di energia elettrica come un’operazione non commerciale e come tale irrilevante ai fini dell’Iva, non va quindi richiesta l’emissione della fattura. Se al contrario, la soglia limite di 20 kw viene sforata, si parla in tal caso di cessione che configura un’operazione commerciale e come tale l’ente pubblico deve rilasciare al Gse una regolare fattura.

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Argomenti: Agenzia delle Entrate