Forfettari e ricavi di fine anno: la fattura non si rimanda all’anno successivo

Rileva il principio di cassa, se un compenso o un ricavo è incassato concorre al reddito dell'anno di riferimento.

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Rileva il principio di cassa, se un compenso o un ricavo è incassato concorre al reddito dell'anno di riferimento.

Ai fini del rispetto del requisito della soglia ricavi compensi pari a 65.000 euro, un contribuente forfetario, un avvocato, vorrebbe rinviare al periodo d’imposta successivo, la fatturazione di alcune operazioni che incasserà entro fine anno.

 

In tal modo, a suo dire, riuscirebbe a non superare il limite di 65.000 euro.

 

E’ una soluzione percorribile? Rileva la fatturazione o l’incasso del compenso?

Contribuenti forfettari: i requisiti di accesso

Per accedere e rimanere nel regime forfettario è necessario rispettare precisi requisiti di accesso. Oltre che non incorrere in alcune cause di esclusione.

 

Tali requisiti di accesso nonchè le cause di esclusione sono individuate dalla Legge 190/2014, commi 54 e 57.

 

In particolare, possono accedere al regime forfettario i contribuenti che nell’anno precedente all’accesso al regime (comma 54):

 

  • hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro (se si esercitano più attività, contraddistinte da codici Ateco differenti, occorre considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate);
  • sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

 

Questi sono definiti quali requisiti di accesso ma devono essere rispettati anche durante gli anni di permanenza nel regime.

Contribuenti forfettari: cause di esclusione

Accanto ai requisiti di accesso, sono individuate specifiche cause di esclusione (comma 57).

 

Ad esempio, non possono accedere al regime forfettario:

 

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato;
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • ecc.

Contribuenti forfetari: la determinazione del reddito

I contribuenti in regime forfettario, Legge 190/2014, determinano il reddito da tassare:

 

  • applicando al monte ricavi/compensi conseguito,
  • uno specifico indice di redditività (abbattimento forfettario).

 

L’ indice dipende dal codice ATECO dell’attività svolta. Dal reddito così determinato possono essere dedotti i contributi previdenziali versati in obbligo di legge. A tal proposito, sono deducibili altresì i contributi previdenziali versati per conto dei collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico. Inoltre, la deduzione è ammessa anche per i contributi versati per conto dei collaboratori non fiscalmente a carico. A condizione che il titolare non abbia esercitato nei loro confronti il diritto di rivalsa.

 

Il reddito è tassato applicando una percentuale del 15%. Inoltre se trattasti di impresa in fase di Start-up, la tassazione sul reddito è solo del 5%.

 

I ricavi conseguito sono determinati:

 

  • secondo il principio di cassa,
  • a prescindere dal tipo di attività esercitata (professionale o di impresa).

 

Dunque, i ricavi/compensi rilevano nel momento dell’incasso, le spese nel momento di effettivo esborso. C’è da dire che, salvo quanto detto sopra, le spese sostenute dal forfettario non sono analiticamente deducibili dal reddito. Difatti si applicano i citati indici di redditività.

 

Individuata l’applicazione del principio di cassa, è anche importante capire il momento in cui sorge l’obbligo di emissione della fattura.

Contribuente forfettario: il momento di emissione della fattura

L’obbligo di emissione della fattura sorge in un preciso momento.

Se ci riferiamo alla fattura ordinaria (immediata), la stessa può essere emessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.

 

Quando un’operazione si considera effettuata con conseguente obbligo di emissione della fattura?

 

Ebbene in aiuto ci viene il DPR 633/1972.

 

Infatti, all’art.6 viene disposto che:

 

  • le cessioni di beni si considerano effettuate nel momento della stipulazione se riguardano beni immobili e
  • nel momento della consegna o spedizione se riguardano beni mobili.

 

Dunque è in tali momenti che sorge l’obbligo di emissione della fattura ordinaria. E’ fatta salva la possibilità di emettere fattura differita o anche anticipata. Difatti si parla di fattura anticipata se è emessa prima dell’effettuazione dell’operazione come appena individuata.

Forfettari e compensi di fine anno: la fattura è puntuale

In merito al quesito su esposto, parliamo di un avvocato, quindi di una prestazione di servizi.

 

Per le prestazioni di servizi l’obbligo di emissione della fattura sorge all’atto del pagamento del compenso.

 

Dunque, nel  caso specifico (forfettari e compensi di fine anno), ricevuto l’incasso entro la fine dell’anno,  sarà necessario emettere fattura. Di conseguenza  il compenso concorrerà ai fini della verifica della soglia compensi di 65.000 per accedere/permanere nel regime forfettario.

 

Insomma, la fattura deve essere puntuale.

 

Se nel 2020 supera la suddetta soglia, nel 2021 dovrà passare al regime semplificato.

 

Insomma, occhio ai compensi di fine anno.

 

Infatti, come da circolare 10/e 2016:

 

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dal comma 54 (vedi par. 2.2), ovvero si verifica una delle cause di esclusione previste dal comma 57.

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