Flat Tax al 15%? Meglio andare in Romania e pagare il 3%

La Flat Tax le piccole imprese italiane l’hanno già applicata trasferendosi in Romania e pagando solo il 3%. Per le persone fisiche, le imposte valgono invece il 10%. Ma non è tutto.

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La Flat Tax le piccole imprese italiane l’hanno già applicata trasferendosi in Romania e pagando solo il 3%. Per le persone fisiche, le imposte valgono invece il 10%. Ma non è tutto.

Mentre il governo studia per imprese e famiglie a medio reddito la flat tax al 15%, le Pmi italiane continuano ad emigrare in Romania. Lì le tasse sono veramente basse, la manodopera costa cinque volte meno che in Italia e i prodotti, alla fine, vengono ancora venduti nel nostro Paese. Ma il fenomeno ha radici profonde, conosciutissime alla CGIA di Mestre che studia da anni l’emigrazione delle microimprese verso l’Est Europa.

Pressione fiscale italiana al top

La CGIA di Mestre segnala che negli ultimi 20 anni, da quando è stato introdotto l’euro in pratica, il peso delle tasse in capo ai 41 milioni di contribuenti italiani è aumentato di quasi 200 miliardi di euro. Una cifra da far tremare i polsi e che rende immediatamente l’idea di quanto le richieste dell’erario siano diventate spaventosamente onerose. E se l’inflazione in questi 2 decenni è aumentata di quasi 43 punti percentuali, le entrate tributarie sono cresciute di oltre 65 punti, vale a dire il 22,5 per cento in più del costo della vita.

La Flat Tax in Romania

Dati che non fanno altro che alimentare l’evasione fiscale e la fuga delle piccole e medie imprese (quelle che possono) verso Est e, in particolare in Romania dove la pressione fiscale è minima. L’aliquota fiscale per le imprese è fissa al 16%, ma se la ditta fattura meno di 1 milione di euro all’anno, l’aliquota scende al 3% e anche meno in casi particolari. Inoltre, la distribuzione non è tassata per le persone giuridiche residenti, mentre è pari al 5% per le persone fisiche (in Italia è al 26%). Motivo per cui molte imprese italiane chiudono i battenti in loco per riaprirli in Romania dove le Camere di Commercio sono ben liete di assistere gli imprenditori con personale che parla tranquillamente la lingua italiana. Per le persone fisiche, invece, le imposte sono fisse al 10%. Per cui, un pensionato italiano che decidesse di trasferire la propria residenza in Romania pagherebbe il 10% di tasse contro il 23% minimo applicato dalla legge italiana sull’Irpef. Ma forse, in alcuni casi, varrebbe la pena restare in Italia.

Il peso della burocrazia in Italia vale un’altra tassa

Così, in Italia, oltre all’eccessivo carico fiscale che grava sui contribuenti, il problema è anche il peso dell’oppressione fiscale che ostacola l’attività quotidiana, soprattutto delle imprese di piccola dimensione. Al netto delle tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità aziendale, il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori (obblighi, dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.) ammonta a circa 3 miliardi di euro all’anno. In Romania questi costi sono irrisori e un commercialista per la tenuta dei libri contabili aziendali costa cinque volte meno che in Italia.

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