Fisco: tra Italia e Svizzera prove di sistema Rubik?

Le tasse da applicare sui fondi depositati in conti correnti Svizzeri da cittadini residenti in Italia: come ottenere tali tasse e come conciliarle al nostro ordinamento. Intanto Germania Austria e Gran Bretagna prendono la decisione del sistema "rubik", con tasse meno elevate, comprendenti le sanzioni penali.

di Alessandra M., redazione Investireoggi.it, pubblicato il
Le tasse da applicare sui fondi depositati in conti correnti Svizzeri da cittadini residenti in Italia: come ottenere tali tasse e come conciliarle al nostro ordinamento.
Intanto Germania Austria e Gran Bretagna prendono la decisione del sistema

Tra Italia e Svizzera si apre un dialogo per accordarsi su un nuovo sistema di Scudo fiscale, mentre Austria, Germania e Regno Unito hanno già trovato un accordo, il sistema “rubik”, che prevede una sanatoria per il passato ed un meccanismo di prelievo per il futuro, che effettueranno direttamente gli intermediari finanziari svizzeri.

Parliamo del ritorno in patria dei capitali depositati in conti correnti svizzeri ma di proprietà di cittadini stranieri.

 

Il sistema “rubik” non è facoltativo

Gli intermediari svizzeri effettueranno direttamente un prelievo di un’imposta liberatoria (quantificata tra il 15 ed il 41 per cento) calcolata in funzione del capitale alla fine dell’anno di apertura  del rapporto ( è possibile risalire massimo sino al 2002) e del capitale presente al 31 dicembre 2010 e del 31 dicembre 2012.

Tale imposta copre le imposte evase, sia nello Stato Svizzero che nello Stato di residenza, e le dovute sanzioni amministrative o penali. 

L’applicazione di imposta ( denominato sistema rubik ) non è facoltativa come nel caso del nostro scudo fiscale, e, qualora il contribuente non acconsenta ad essere assoggettato all’imposta,  determinerà la comunicazione dei nominativi degli intestatari dei rapporti di conto corrente ai vari stati di residenza.

 

Il sistema “Rubik” a regime

L’imposta prevede anche il pagamento di un tributo per gli anni a venire in base all’entità del capitale depositato.  

In sostanza l’intermediario svizzero svolgerà il ruolo di sostituto di imposta, prevedendo che l’intermediario scomputi dalle imposte prelevate sui redditi di natura finanziaria, le imposte pagate all’estero, nei limiti delle ritenute ammesse dalle convenzioni tra lo Stat5o della fonte e quello della residenza, oltre alle imposte alle fonte, previste dallo Stato di residenza ed oltre agli acconti preventivi svizzeri dovuti sui dividendi nei limiti previsti dalla convenzione.
Gli accordi tra Svizzera, Germania, Austria e Gran Bretagna prevedono anche che questi ultimi tre paesi possano inoltrare un numero limitato di richieste al paese elvetico, al fine di ricevere delle documentazioni dettagliate.

I punti di tale accordo non sono ancora del tutto chiari, ma in ogni caso le richieste effettuabili saranno limitate e riguarderanno esclusivamente persone fisiche.

Le comunicazioni potranno essere inerenti sia agli strumenti finanziari produttivi di interessi che ad altri prodotti finanziari produttivi di interessi (o capital gain).

 

L’Italia e i  lavoratori fontalieri

L’Italia per ora sta a guardare anche se, notizia degli ultimi giorni, sono ripresi i dialoghi per portare a casa un accordo bilaterale sulla stessa falsariga di quelli effettuati da Gran Bretagna, Germania ed Austria.

L’accordo, come annunciato dal sottosegretario Grilli, potrebbe essere intavolato partendo da una richiesta ufficiale di risolvere le controversie aperte in materia di blocco da parte svizzera dei ristorni dei lavoratori frontalieri.
Un eventuale accordo, che potrebbe fruttare al nostro paese circa 40- 50 miliardi di euro da destinare a progetti di crescita, sarebbe modellato su quello stipulato da Germania, ed altri paesi.

 

Come sarebbe il nuovo Scudo Fiscale?

Si partirebbe dall’applicazione di un’imposta con aliquota elevata (intorno al 30 – 40 per cento) riscossa direttamente dall’intermediario finanziario e versata in maniera anonima alle autorità locali.

Il contribuente in tal modo manterrebbe l’anonimato a condizione che sia disposto a farsi applicare su dividendi, interessi e redditi di capitale un’imposta pari a quella che sarebbe stata applicata nello Stato di residenza.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici occorrerà comunque verificare l’impatto che avrà tale accordo sul nostro ordinamento.

Ad esempio bisognerà determinare se l’imposta liberatoria permetterà comunque di non compilare il quadro Rw della dichiarazione, occorrerà effettuare una revisione della disciplina della normativa delle attività detenute in Svizzera attraverso fiduciarie italiane, come effettuare lo scomputo dell’imposta liberatoria dalle imposte dovute dai soggetti residenti all’Italia ( dividendi e plusvalenze qualificate), la tracciabilità dei pagamenti, l’applicazione di una eventuale patrimoniale.
In ogni caso per saperne di più, appuntamento al 24 maggio, data in cui è stato fissato il primo incontro tra Italia e repubblica elvetica.

 

Sulle prove di accordo fiscale tra Italia e Svizzera si legga anche:

Svizzera accordo fiscale vicino

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Argomenti: Evasione fiscale