Fisco, Cna: ginepraio inestricabile, occorre semplificare

Il sistema fiscale italiano è il terzo più complicato al mondo e il primo in Europa. La digitalizzazione ha peggiorato le cose anziché migliorarle.

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Il sistema fiscale italiano è fra i più complicati al mondo. A livello mondiale siamo al terzo posto, dietro a Brasile e Turchia. In Europa, invece, non abbiamo rivali, siamo primi assoluti da anni. E non c’è da andare orgogliosi.

Un sistema fiscale complicato non attrae investimenti e ingessa l’economia. E’ un male endemico che si sviluppa di pari passo con le difficoltà mai risolte del Paese. Burocrazia, lentezza dei procedimenti tributari, carte bollate, regole, scadenze, ecc. non fanno altro che frenare lo sviluppo.

Sistema fiscale italiano complesso

Così, per dirla con le parole della Confederazione nazionale degli Artigiani (Cna), il sistema fiscale italiano “rimane un ginepraio inestricabile e la semplificazione un obiettivo ancora lontano“.

E’ quanto sottolineato dalla Cna durante un’audizione davanti alla Commissione sull’anagrafe tributaria indicando che per avviare un vero percorso di semplificazione del sistema fiscale occorre partire dalla digitalizzazione e dalla interoperabilità delle banche dati fiscali. Secondo gli artigiani

“la digitalizzazione delle informazioni può offrire un importante contributo soltanto se le informazioni digitalizzate inviate dai contribuenti a tutte le banche dati fiscali non vengono chieste ripetutamente ai contribuenti e se i dati caricati nelle diverse banche dati riducono gli adempimenti a carico del contribuente“.

Insomma, se la digitalizzazione non è finalizzata ad aiutare i contribuenti, non serve a niente. Anzi, il sistema fiscale anziché semplificarsi, nell’ultimo anno, si è complicato ancora di più.

Digitalizzazione o complicazione?

Troppi documenti che girano e adempimenti da rispettare stanno generando disorientamento e confusione. Anche fra i commercialisti serpeggia ormai un clima di sfiducia nel sistema fiscale italiano e l’assistenza offerta ai clienti diventa sempre più onerosa e dispendiosa.

Lo stato, anziché semplificare sta complicando sempre più perché la digitalizzazione non allevia il peso del sistema fiscale sulle attività, ma lo aumenta. Per la Cna la semplificazione attraverso la digitalizzazione è un obiettivo rilevante ma ben lontano dall’essere raggiunto.

A titolo di esempio – dice la Cna – si potevano evitare le complicazioni sulla compilazione del quadro degli aiuti di Stato nella dichiarazione dei redditi per il 2020. Per comunicare il risparmio d’imposta per l’esonero della tassazione dei contributi a fondo perduto.

Altro esempio presentato è quello della possibilità di utilizzare la banca dati del catasto degli immobili insieme alla banca dati del Mef. Per le aliquote della tassazione IMU e TASI da inviare ai contribuenti i bollettini precompilati per il pagamento delle imposte sugli immobili diversi dall’abitazione principale.

Integrazione banche dati fiscali

Purtroppo, nel nostro sistema fiscale, le banche fiscali sono tutte diverse e non comunicano fra loro. La Cna ha sempre sostenuto il bisogno di un rafforzamento del processo di integrazione delle banche dati fiscali. Questo è uno degli aspetti fondamentali che la digitalizzazione purtroppo non affronta lasciando ogni singolo archivio isolato dal contesto fiscale generale.

E’ fondamentale arrestare la tendenza a ribaltare sui contribuenti l’onere di adempimenti formali propedeutici all’attività di controllo dell’amministrazione finanziaria. I commercialisti, ad esempio, devono fronteggiare ogni anno un calendario fiscale con scadenze fittissime, fare i conti con 350 diversi codici tributo e con una mole di documenti da inviare all’amministrazione finanziaria.

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