Fine Quota 100: chi sarà penalizzato. Allarme pensione statali

La fine di quota 100 creerà più problemi agli statali rispetto ai lavoratori dipendenti privati. Ecco cosa sta per accadere.

di , pubblicato il
pensione-statali

Per il dopo quota 100 si sta profilando uno scenario più penalizzante per i lavoratori pubblici rispetto a quelli privati. Per i primi sono infatti presenti meno tutele rispetto ai secondi per quanto concerne gli scivoli pensionistici.

Come noto, i contratti di espansione, che il governo intende potenziare con la manovra di bilancio, non sono applicabili agli statali. Le aziende, infatti, pagano di tasca loro per consentire lo scivolo pensionistico, mentre lo Stato non può farlo.

Quale pensione anticipata dal 2022?

Per i dipendenti pubblici non resta quindi che attendere la riforma pensioni. Ma già si sa che quota 100 non sarà sostituita da altre forme di pensionamento anticipato, né ci sarà uno scivolo dedicato per gli statali.

La trattativa di riforma verte più che altro sulla possibilità di potenziare le opzioni di Ape Sociale, Opzione Donna e l’uscita a 64 anni di età. D’altra parte, estendere il pre pensionamento anche al pubblico impiego sarebbe un onere troppo impegnativo per le casse dello Stato.

Anche l’uscita “anticipata” con 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne), prevista dalle regole Fornero, già adesso ha un costo importante per le casse dello Stato. Figuriamoci se si dovesse concedere uno scivolo.

Dallo scalone allo scalino di due anni

I dipendenti della pubblica amministrazione, in ogni caso, rischiano di subire una penalizzazione rispetto ai dipendenti privati. Quota 100 permette di andare in pensione al compimento dei 62 anni di età, due anni in meno rispetto a quota 64 che già esiste per i contributivi puri.

Oggi questa opzione è riservata ai lavoratori il cui accredito contributivo è interamente versato a partire dal 1996 e quindi ricade nel calcolo contributivo. Per il requisito contributivo, poi, bastano solo 20 anni di versamenti (anziché 38 come per quota 100).

Unico stringente paletto è che bisogna aver maturato un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. Cifra che per il 2021 ammonta ad almeno 1.288 euro mensili essendo il valore dell’assegno sociale pari a 460 euro.

Ebbene, il governo vorrebbe promuovere questa forma di pensionamento anticipato a patto che la pensione sia liquidata intermante col sistema contributivo, anziché misto. Ne deriverebbe una penalizzazione dell’assegno, ma limitata solo alla parte dei contributi versato prima del 1996. Di contro, basterebbero solo 20 anni di versamenti per accedere alla pensione.

Argomenti: ,