Finanziamenti pubblici alle imprese: i soldi saranno sostituiti da consulenze legali?

In un’ottica futura alle imprese emergenti potrebbe essere offerta consulenza più che investimento in denaro

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In un’ottica futura alle imprese emergenti potrebbe essere offerta consulenza più che investimento in denaro

Recenti studi di settore dimostrano che i finanziamenti pubblici alle imprese, specialmente se si tratta di realtà nuove e giovani (in fase di startup), possono essere controproducenti. Questo sembra essere dimostrato soprattutto per i finanziamenti a fondo perduto, che infatti sono destinati a scomparire nella loro forma più estrema. Su questa linea diverse banche, Unicredit ma non solo, affiancano al denaro programmi di consulenza legale e di tutoraggio nel marketing e nel business aziendale più in generale. Sono questi difatti gli aspetti in cui le piccole imprese che si affacciano sul mercato riscontrano le maggiori difficoltà. L’assistenza a 360 diventa quindi più importante del denaro in sé anche se è innegabile che i fondi economici restano indispensabili per portare avanti l’attività. Ma offrire consulenza gratuita significa anche aiutare economicamente: non si vuole ipocritamente negare che alle startup non facciano comodo i fondi ma è bene che questi siano finalizzati. E del resto la consulenza a 360 gradi (legale, economica e fiscale) non a caso rappresenta la voce in bilancio più gravosa per le nuove aziende emergenti (tra i 30 mila e i 60 mila euro l’anno). Intesa San Paolo ad esempio offre un programma formativo per aspiranti startupper dal nome Neo Impresa che integra lezioni-laboratorio online o dal vivo. A questa iniziativa si unisce l’altra dello stesso istituto di credito, Start-u

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