'Figli maggiorenni a carico: devono votare per i genitori? -

Figli maggiorenni a carico: devono votare per i genitori?

Sarebbe giusto togliere il diritto di voto agli anziani o delegarlo ai figli a carico? La proposta di Grillo fa discutere ma anche riflettere.

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Sarebbe giusto togliere il diritto di voto agli anziani o delegarlo ai figli a carico? La proposta di Grillo fa discutere ma anche riflettere.

Togliere il diritto di voto alle persone più anziane oppure delegarlo ai figli maggiorenni a carico. La riflessione che Beppe Grillo ha lanciato dal suo blog si apre con una frase di Douglas J. Stewart del 1970, che conferma che la questione affonda radici nel tempo e non è una sua invenzione di oggi:

“Ci sono semplicemente troppi elettori anziani e il loro numero sta crescendo. Il voto non dovrebbe essere un privilegio perpetuo, ma una partecipazione al continuo destino della comunità politica, sia nei suoi benefici che nei suoi rischi.”

Fino a che età si mantiene il diritto di voto?

Di recente è stata rispolverata la proposta, già avanzata anche in passato dallo stesso Grillo, di abbassare l’età del voto a 16 anni. C’è però anche un’altra questione: se gli interessi delle nuove generazioni si scontrano con quelle dei loro nonni, chi avrebbe più diritto a decidere delle sorti della politica? A lanciare la proposta di togliere il diritto al voto oltre una certa soglia di età, è stato l’economista belga Philippe Van Parijis. L’alternativa potrebbe essere quella di delegare il voto dei genitori più anziani ai figli fiscalmente a carico, tramite procura.

La ratio di questa teoria muove le basi dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini si preoccuperanno di meno degli scenari sociali, politici e economici a venire rispetto alle nuove generazioni che hanno tutto il futuro davanti. Non è un fenomeno solo italiano: se prendiamo a riferimento, per esempio, quanto successo con la Brexit, si possono delineare tendenze molto diverse, quasi opposte, tra i più giovani e i più anziani. Delle 30 aree del Regno Unito con la popolazione più anziana, 27 hanno votato per non restare in Europa.

“Se un 15enne non può prendere una decisione per il proprio futuro, perchè può farlo chi questo futuro non lo vedrà?”

Nel suo post Beppe Grillo passa a snocciolare alcuni dati statistici:

“I dati dell’Istat dicono che nel nostro paese le persone che hanno più di 65 anni, vicine all’età della pensione, o che hanno già smesso di lavorare, sono oggi oltre 13 milioni e mezzo. La classe più numerosa è quella di coloro che hanno tra i 65 e i 69 anni, ma ci sono anche 17.630 centenari.

Sempre i dati ci dicono che gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più “vicini” al loro stile di vita. Durante le elezioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le persone con più di 65 anni – rispetto ai 30enni – avevano quasi il doppio delle probabilità di essere contrari ai matrimoni gay; il doppio delle probabilità di essere pro-Brexit; la metà delle probabilità di sostenere la legalizzazione della marijuana; quasi cinque volte meno propensi a voler spendere soldi per l’istruzione; 60% in più di probabilità di votare per Donald Trump; e quasi il 50% in più di probabilità di credere che gli immigrati avessero un impatto negativo sulla società, così come un forte disinteresse verso la salvaguardia del clima, che diminuisce man mano con l’età.

Una indagine dell’Istat del 2015 rivela che dopo i 65 anni 1 persona su 5 non si interessa di politica e non ne parla mai e questa percentuale sale a circa 1 persona su 3 (il 32%) oltre i 75 anni“.

Togliere il voto agli anziani è discriminatorio?

Un dibattito che, come facilmente prevedibile, apre la strada a molte critiche. La prima che Grillo cerca di smontare, che è anche la più comune, è quella secondo cui una simile regola sarebbe discriminatoria. “E’ falso, affinché vi sia discriminazione vi deve essere un trattamento diverso tra due o più gruppi/identità basato su alcune caratteristiche arbitrarie. In questo caso, le politiche differenziate per età non dividono la popolazione in due o più gruppi, poiché  tutti, alla fine, diventiamo anziani. Quindi non c’è ingiustizia.

Gli anziani non sono un gruppo che può essere discriminato, come per sesso, etnie, o scelte sessuali, tutti diventiamo ugualmente anziani. Pertanto, una regola che tratta gli anziani in modo diverso dal resto della popolazione, influenzerà tutti allo stesso modo. Con un preavviso sull’attuazione di 5 anni, ad esempio, anche gli anziani di oggi non si sentirebbero messi in castigo”.

Voi che ne pensate?

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