Farmaci gratuiti ad uso compassionevole: il decreto liquidità neutralizza gli effetti fiscali

Alla cessione gratuita di farmaci somministrati ai pazienti da Covid-19 ancora in fase di sperimentazione e che rientrano nei programmi cosiddetti di uso compassionevole non si applicano le presunzioni ex lege previste ai fini IVA e delle imposte sul reddito

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Alla cessione gratuita di farmaci somministrati ai pazienti da Covid-19 ancora in fase di sperimentazione e che rientrano nei programmi cosiddetti di uso compassionevole non si applicano le presunzioni ex lege previste ai fini IVA e delle imposte sul reddito

Con la disposizione normativa contenuta all’art. 27 del decreto-legge n. 23 dell’8 aprile 2020 (c.d. decreto liquidità), si stabilisce che per tutto il periodo in cui sussiste l’emergenza sanitaria da Covid-19 (per ora dichiarata fino al 31 luglio prossimo), la presunzione di cessione di cui all’art. 1 del DPR n. 441 del 1997 non opera per le cessioni gratuite di farmaci nell’ambito di programmi a uso compassionevole, né tali prodotti vengono considerati destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. Nel dettaglio espressamente il menzionato art. 27 afferma che “La presunzione di cessione di cui all’articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441, non opera per le cessioni gratuite di farmaci nell’ambito dei programmi ad uso compassionevole, individuati dal decreto del Ministro della salute 7 settembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 novembre 2017, n. 256, autorizzate dal competente Comitato Etico, effettuate nei confronti dei soggetti indicati dall’articolo 3 dello stesso decreto. I farmaci di cui al comma 1 non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 85, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”.

La finalità della norma

I motivi per cui il legislatore ha deciso di adottare la menzionata misura sono riportati nella relazione illustrativa al decreto stesso. In essa si evidenzia, in primis, come allo stato attuale mancano terapie efficaci a contrastare la diffusione dell’epidemia ed in mancanza di farmaci specifici, ai pazienti con Covid-19 vengono somministrati farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche nell’ambito di studi clinici oppure farmaci ancora in fase di sperimentazione e che rientrano nei programmi cosiddetti di uso compassionevole. Pertanto, la disposizione in esame ha la finalità di neutralizzare gli effetti fiscali delle cessioni di farmaci nell’ambito di tali programmi, equiparando ai fini IVA la loro cessione alla loro distruzione ed escludendo la concorrenza del loro valore normale alla formazione dei ricavi ai fini delle imposte dirette. Si deve, infatti, tener presente secondo il legislatore, che le regole fiscali vigenti richiamate in premessa impediscono che alla suddetta tipologia di farmaci possa applicarsi la detrazione dell’IVA e comportano la tassazione ai fini del reddito di impresa. Circostanza, questa, che rischia di limitare il ricorso a questa tipologia di intervento che si sta dimostrando particolarmente utile per fronteggiare l’emergenza in atto. Per completezza espositiva si ricorda che ai sensi del richiamato art. 1 del DPR 441 del 1997, si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente svolge le proprie operazioni, ne’ in quelli dei suoi rappresentanti. Tra tali luoghi rientrano anche le sedi secondarie, filiali, succursali, dipendenze, stabilimenti, negozi, depositi ed  i mezzi di trasporto nella disponibilità dell’impresa. Secondo poi quanto previsto dal comma 2 art. 85 TUIR, si comprende tra i ricavi il valore normale dei beni assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

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