Evasione fiscale: la prova di innocenza spetta al contribuente sospettato

Se da ispezioni emergono operazioni non dichiarate si presumono attività in nero

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Se da ispezioni emergono operazioni non dichiarate si presumono attività in nero

La Sentenza della Cassazione civile, sezione V n. 1683 del 24 gennaio 2013 crea un precedente importante in tema di evasione fiscale e, nello specifico, in merito all’onere della prova qualora risultino possibili operazioni in nero.

 Dal testo della pronuncia si evince infatti che qualora in seguito a ispezioni o controlli effettuati presso i locali dell’impresa emerga, anche se solo in via presuntiva, la presenza di operazioni imponibili non registrate a norma, è onere del contribuente provare il contrario e quindi dimostrare la sua innocenza e la non configurazione di evasione fiscale.

 Il caso specifico riguardava il rinvenimento presso il contribuente di merce ceduta con contratto estimatorio da più di  un anno con conseguente applicazione dell’articolo 6, lett. d), del Dpr n. 633 del 1972 (che porta a presumere che la merce sia stata acquistata con obbligo di fatturazione o auto fatturazione). Ne  consegue che la merce risultante dalla documentazione contabile in conto deposito ma non rinvenuta nei locali ispezionati, in mancanza di una prova attendibile di restituzione al cedente (non essendo tale la restituzione a società non più esistente), si ritiene oggetto di vendita in nero con una percentuale di ricarico non eccedente quella delle vendite documentate. L’onere della dimostrazione del contrario grava sul contribuente.

 La sentenza crea un precedente importante nella lotta all’evasione fiscale aggravando non poco la posizione degli imprenditori nella gestione della contabilità

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Argomenti: Ricorsi e Contenziosi, Evasione fiscale