Esonero contributivo per autonomi e professionisti, aumenta il fondo

Incrementata la dotazione del fondo per esonero contributivo autonomi e professionisti. Ma per Confesercenti, le risorse sono ancora poche.

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Incrementata la dotazione del fondo per esonero contributivo autonomi e professionisti. Ma per Confesercenti, le risorse sono ancora poche.

Esonero contributivo potenziato per autonomi e professionisti. Il decreto Sostegni stanzia 1 miliardo di euro per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro della categoria, duramente colpita dai lockdown e dalla crisi economica.

In particolare il decreto Sostegni, all’art.3, incrementa la dotazione del Fondo dedicato all’esonero contributivo. Si passa da 1,5 miliardi di euro, come previsto dalla legge di bilancio 2021, a 2,5 miliardi totali. Soldi che consentiranno alle partite Iva di pagare meno contributi durante l’anno.

Chi ha diritto al esonero contributivo

Ma come si accede al esonero contributivo? Innanzitutto è necessario individuare le categorie di lavoratori che ne hanno diritto. Si tratta dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps e i professionisti iscritti ad altre casse di previdenza.

Fra i requisiti essenziali per ottenere l’esonero contributivo, così come previsto dalla legge di bilancio 2021, occorre rispettare tassativamente due paletti:

  • non aver realizzato redditi superiori a 50.000 euro nell’anno 2019;
  • aver subito un calo del fatturato di almeno il 33 per cento nel 2020 rispetto al 2019.

In assenza di detti requisiti, rinvenibili dalla dichiarazione dei redditi – modello Unico, non sarà possibile accedere alle agevolazioni.

Confesercenti, risorse insufficienti

Esonero contributivo a parte, il decreto Sostegni non sembra aver soddisfatto la categoria degli esercenti e piccoli imprenditori.

Ennesima, grave delusione per gli imprenditori. Complessivamente, ancora una volta, le risorse assegnate dal Dl sostegni per le imprese sono assolutamente insufficienti: anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7% del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020. Non solo: non arriveranno prima di fine e aprile, e non c’è assolutamente niente per il primo trimestre del 2021, che invece di portare la pronosticata ripresa, ha visto aggravarsi ulteriormente l’emergenza delle imprese, ormai esasperate“.

Così Confesercenti commenta il Dl sostegni, spiegando che lo scorso anno la pandemia ha causato la perdita di oltre 300 miliardi di fatturato, come accertato dall’Agenzia delle Entrate. Sommando le risorse stanziate dal decreto a quelle distribuite precedentemente, si arriva appena 22 miliardi.

Una cifra insufficiente a coprire pure i costi fissi. Secondo le stime servirebbero ancora altri 18 miliardi di euro anche solo per recuperare una soglia minima del 10% delle spese. Una scarsità di risorse inaccettabile e che è evidente soprattutto per le imprese familiari, in media di minori dimensioni.

Confesercenti afferma che alcuni progressi, nel provvedimento, ci sono. Ad esempio, l’inclusione delle attività nate nel 2019 e nel 2020, così come l’abbandono del codice Ateco come criterio per l’erogazione di contributi a fondo perduto – ora assegnati a tutte le imprese che abbiano perso almeno il 30% del fatturato. Ma l’allargamento della platea di beneficiari rende ancora più evidente quanto la dotazione del decreto sia esigua.

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