Esodati: senza pensione, senza lavoro, senza futuro

Proteste e cortei dei sindacati sulla questione esodati. Si ammetta che lo Stato italiano non è in grado di stabilire quanti sono

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Proteste e cortei dei sindacati sulla questione esodati. Si ammetta che lo Stato italiano non è in grado di stabilire quanti sono

Alla fine gli esodati hanno detto basta: venerdì 13 aprile hanno deciso di manifestare il proprio disappunto attraverso un corteo per le vie della Capitale. Disappunto di una buona fetta di cittadini italiani che, visto il cambiamento delle regole per accedere alla pensione da parte del Governo, si trova allo stato attuale senza pensione, senza lavoro e senza stipendio. Le cifre dell’ Inps parlano di 130 mila soggetti, mentre il Governo ne stima 65 mila, ma in ogni caso sembrano essere una cifra abbastanza consistente di soggetti che hanno necessità di un intervento urgente dell’esecutivo.

 

Numero Esodati: una pagliacciata senza fine

Nei giorni scorsi il direttore dell’Inps Paolo Nori aveva snocciolato alcune cifre al riguardo. I lavoratori che saranno collocati in mobilità nei prossimi quattro anni in base ad accordi fatti entro il dicembre 2011 sono circa 45 mila, mentre altri 15 mila sono nel fondo di solidarietà e 70 mila sono fuoriusciti dal mondo del lavoro in base ad accordi volontari. Di questi 130 mila soggetti alcuni potrebbero non rientrare nella categoria degli “esodati” visto che nel frattempo potrebbero aver maturato i nuovi requisiti per poter fruire dell’assegno pensionistico.

Ancora più ottimista il Ministero del Lavoro, il quale ha stimato che gli esodati sono “appena” 65 mila, e pertanto in base a tali dati il ministro Fornero giudica sufficienti le risorse già stanziate nei precedenti decreti. In particolare gli interventi contenuti nel decreto Salva Italia possono coprire il fabbisogno necessario a far anticipare l’assegno pensionistico  ai cittadini privi di pensione e di reddito. econdo la nota diffuso dal Ministero il calcolo è stato molto attento e scrupoloso oltre che volutamente lungo, in modo tale da dare risposte certe alle persone che vivono tale spiacevole situazione. Il numero relativamente contenuto di esodati permetterà una accelerazione nell’iter di emanazione del decreto di intervento per tali soggetti e permetterà inoltre, come dichiarato dallo stesso ministro Elsa Fornero,  di “azionare l’ipotesi di un intervento normativo per trovare soluzioni che consentano a lavoratori interessati da accordi collettivi stipulati in sede governativa entro il 2011, comunque beneficiari di ammortizzatori sociali finalizzati all’accompagnamento verso la pensione, di accedervi secondo le previgenti regole”.

I tecnici del ministero hanno più volte rimarcato che la stima del numero di esodati è stata oggetto di attente valutazioni proprio per prevenire eventuali polemiche ( si pensi al fatto che solo pochi giorni fa l’Inps ha stimato tale cifra in 130 mila unità). Pertanto le risorse contenute nel decreto Salva Italia per tale categoria di cittadini erano modulate proprio sul principio di prudenza in modo da garantire a tutti una corretta assistenza.

Tuttavia la disparità tra le stime effettuate dall’inps e quelle del ministero del Lavoro non hanno mancato di riaccendere le polemiche su un problema particolarmente sentito ( è stato calcolato che gli esodati rappresentino circa il 2 per cento di tutti i pensionati italiani). Infatti le varie sigle sindacali hanno contestato le cifre fornite dai tecnici ministeriali ed hanno indetto una manifestazione per la data del 13 aprile.

 

Le proteste dei sindacati

La Cgil è stata abbastanza critica sul punto ed infatti il ledere del movimento sindacale Susanna Camuso ha dichiarato “Il Governo ha deciso che tagliare le pensioni era la via più semplice per fare cassa, una scelta contrabbandata come giusta per i giovani, ma che ha prodotto infinite ingiustizie, ansie e sofferenze a tutti coloro che si sono trovati senza lavoro, senza ammortizzatori e senza pensione. Non è concepibile che le pensioni ‘super’, quelle cosiddette d’oro, che secondo alcuni calcoli rappresentano il 20% della spesa totale, paghino un contributo proporzionalmente inferiore di coloro ai quali è stata sottratta la rivalutazione”. 

Critici anche gli altri maggiori sindacati italiani, Cisl e Uil, con i vertici del movimenti che denunciano il fatto che l’esecutivo non abbia effettuato la riforma pensionistica di comune accordo con i rappresentanti dei lavoratori.

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