Entrate tributarie di agosto sopra le attese, Il bluff del Ministero spiegato dai commercialisti

I numeri del MEF sulle entrate tributarie di agosto delineano un’analisi alla cui base sussiste un errore di fondo, la comparazione è stata fatta su periodi caratterizzati da profonde disomogeneità sul piano fiscale.

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I numeri del MEF sulle entrate tributarie di agosto delineano un’analisi alla cui base sussiste un errore di fondo, la comparazione è stata fatta su periodi caratterizzati da profonde disomogeneità sul piano fiscale.

Con il comunicato del 31 agosto scorso, il MEF commentava con una certa soddisfazione i dati provvisori sulle entrate tributarie acquisite al 20 agosto, evidenziando un rialzo delle entrate versate con il modello F24 rispetto allo stesso mese del 2019.

Secondo la nota, ad agosto è stato registrato un rialzo delle entrate versate dai contribuenti pari al 9% rispetto allo stesso mese del 2019.

Per maggiori informazioni si legga: Entrate tributarie di agosto sopra le attese. I prossimi dati sul PIL potrebbero essere sorprendenti.

In realtà, secondo un recente comunicato congiunto delle associazioni dei commercialisti, i numeri del MEF sulle entrate tributarie di agosto delineano un’analisi alla cui base sussiste un errore di fondo. Vediamo meglio di cosa si tratta.

I dati del Mef non sono poi così soddisfacenti

Per i commercialisti i dati del Mef sulle entrate tributarie di agosto sono fuorvianti.

La comparazione è stata fatta su periodi (agosto 2019 e agosto 2020) caratterizzati da profonde disomogeneità sul piano fiscale.

Nel mese di agosto del 2019, si legge nel comunicato congiunto, “i contribuenti, alle prese con le disfunzioni del sistema Isa, si sono trovati ad affrontare proroghe di versamenti, molti contribuenti hanno iniziato invece a versare le imposte a saldo del 2018 a partire dalla fine del mese di settembre”.

Appare dunque evidente come il confronto delle entrate tributarie nei 2 diversi periodi sia quantomeno un azzardo.

L’attacco al Governo

Il comunicato dei commercialisti si conclude con un duro attacco al governo, accusato di aver prorogato di 60 giorni ogni cosa, tranne le scadenze fiscali.

Per i commercialisti questa è stata una mancanza di rispetto verso i contribuenti e i consulenti stessi: “Abbiamo fatto una gran fatica a decodificare la giungla di provvedimenti emanati, mentre dovevamo comunque chiudere i conti con il fisco. L’Amministrazione Finanziaria ha lasciato inalterato l’adempimento del versamento del saldo del 2019, imponendo ai contribuenti uno sforzo sproporzionato, senza riconoscere loro la possibilità di beneficiare di alcuna proroga”.

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