Ecobonus, lo sconto immediato non piace alle Pmi

Lo sconto in fattura per l’ecobonus e il sisma bonus non va giù alle Pmi che chiedono al nuovo governo di modificare la legge. I consumatori si oppongono.

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Lo sconto in fattura per l’ecobonus e il sisma bonus non va giù alle Pmi che chiedono al nuovo governo di modificare la legge. I consumatori si oppongono.

Pmi sul piede di guerra contro lo sconto immediato in fattura sull’ecobonus e sisma bonus. Alle imprese non va giù la novità introdotta dal decreto crescita che prevede lo sconto immediato in fattura per chi effettua lavori di ristrutturazione o riqualificazione con risparmio energetico o interventi anti sismici, anziché la detrazione in dichiarazione dei redditi.

La nuova legge (art. 10 del D.L. n. 34 del 2019) incentiva, infatti, i contribuenti a svolgere i lavori sapendo di poter ottenere immediatamente uno sconto in fattura (opzionale) pari alle detrazioni di cui si beneficerebbe in fase di dichiarazione dei redditi nell’arco di 10 anni, ma penalizza le imprese che intervengono. Questo perché le imprese che effettuano i lavori saranno obbligate a farsi rimborsare non direttamente dallo Stato, ma attraverso il meccanismo del credito d’imposta con l’effetto – a loro dire – di scaricare sulle imprese stesse tutto l’onere finanziario derivante dal costo degli interventi effettuati.

Pmi penalizzate dallo sconto immediato in fattura

Più precisamente, secondo quanto disposto dal provvedimento n. 660057 del 31 luglio 2019 dell’Agenzia delle Entrate, coloro che intendono optare per lo “sconto in fattura” devono comunicarlo all’Agenzia  entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese per gli interventi che danno diritto alle detrazioni. Dal canto suo, il fornitore che ha praticato lo sconto potrà recuperare il relativo importo sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione dell’opzione per lo sconto, in cinque quote annuali di pari importo. La comunicazione deve essere fatta servendosi del sito internet dell’Agenzia o utilizzando il modulo allegato al Provvedimento.

Protesta la CNA

Così la Confederazione Nazionale Artigianato (CNA) ha alzato gli scudi e non ha perso tempo a protestare dinnanzi al nuovo governo chiedendo un radicale cambiamento delle norme. Questo è “un decreto volto a favorire la crescita del Paese rischia di tagliare fuori le nostre aziende dal mercato della riqualificazione energetica e di produrre di fatto un ritorno al monopolio delle grandi catene”- tuona Mauro Selleri, referente nazionale della CNA Serramenti -.

E in assenza di modifiche sostanziali, il rischio è che si paralizzi l’attività imprenditoriale.

Per i consumatori lo sconto è positivo

Diversa la posizione dell’Adiconum a difesa dei contribuenti che fa notare come il sistema delle detrazioni Irpef con recupero in fase di dichiarazione dei redditi nell’arco di 10 anni del 65% dell’importo dei lavori tende più a scoraggiare che a incentivare i lavori stessi di riqualificazione energetica (eco bonus) o riduzione del rischio sismico (sisma bonus). Talvolta la misura incentiva il lavoro nero e di conseguenza l’evasione fiscale laddove risulta più conveniente per il contribuente pagare le opere scontate dall’impresa senza regolare emissione di fattura. Pertanto le misure contenute nel decreto crescita vanno nella direzione giusta – ribadiscono i consumatori – a ulteriore stimolo della crescita della domanda.

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