Ecco quando a 62 anni per la pensione non bastano nemmeno 41 anni di contributi totali

Anche la quota 103 ha dei paletti e dei vincoli che escludono molti lavoratori dalla pensione, e sono paletti comuni anche alle misure di pensionamento ordinario.

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In pensione un anno prima con la quota 103: ultimissime riforma

Andare in pensione con la combinazione 62+41 nel 2023 diventerà una notevole via di uscita dal mondo del lavoro per molti lavoratori. Notevole è la parola esatta dal momento che effettivamente le regole per il pensionamento in Italia sono diventate più complicate dal 2011 e dall’ingresso della famigerata riforma Fornero nel sistema. Uscire dal lavoro a 62 anni significa per forza di cose arrivare a 41 anni di contributi versati. E queste sono le regole della nuova quota 103. Anche se sembra una misura neutra da tagli, penalizzazioni e problematiche varie, alcuni requisiti rischiano di rendere la misura meno appetibile di quanto si pensi. E molti potrebbero essere esclusi da una misura che viene pubblicizzata come aperta a tutti.

“Gentile redazione, vi chiedo di darmi delle spiegazioni riguardo alla quota 103. Una misura che secondo me dovrebbe consentirmi di accedere alla pensione già l’anno venturo. Una mia convinzione, dal momento che completerei 41 anni di lavoro, secondo me a giugno, ed ho già 62 anni compiuti oggi.
Potrei avere davvero diritto alla pensione. Sempre che la misura sia così come la interpreto io, cioè libera da vincoli particolari. Premetto che ho una carriera piuttosto frastagliata, ma anche lunga. Per esempio, ho lavorato 20 anni in un’azienda metalmeccanica, 10 anni in un’altra azienda dello stesso settore. Ho fatto le stagioni estive nella ristorazione, il manovale edile. Il mio estratto conto però presenta diversi periodi di cassa integrazione, disoccupazione e malattia. Mica ci sono problemi per la mia quota 103?”

Quota 103 in sintesi. cosa prevede la nuova misura

La quota 103 può essere sicuramente considerata come la grande novità previdenziale del 2023. Infatti nella manovra finanziaria dell’attuale governo, la quota 103 è l’unica grande novità pensionistica introdotta per il 2023.
Con la quota 103 si potrà andare in pensione a partire dai 62 anni di età, ma solo avendo già raggiunto almeno i 41 anni di contributi versati. La misura non prevede vincoli. Non ci sono limiti relativi a particolari categorie di lavoratori o soggetti a cui può essere destinata. Inoltre non ha problematiche relative al calcolo di assegno e quindi non prevede penalizzazioni come invece molte altre misure di pensionamento anticipato fanno. La pensione con quota 103 è liquidata col sistema misto. Quindi nessun taglio da ricalcolo contributivo della prestazione.

Perché anche con 41 anni di contributi la quota 103 non è sicura

C’è un vincolo però che molti non considerano ma che bisogna tenere in considerazione nel momento in cui si cerca di sfruttare quest’altra misura per quotisti introdotta dall’attuale esecutivo. In genere in Italia ogni prestazione previdenziale che viene erogata a chi ha carriere più lunghe dei 35 anni di contributi accumulati, ha un vincolo in più che è collegato proprio a questi contributi da versare. Infatti anche la quota 103 come l’attuale quota 41 per i precoci, oppure come le pensioni anticipate ordinarie, hanno nei 35 anni di contributi effettivi un requisito fondamentale da centrare per poter sfruttare la prestazione. In altri termini il nostro lettore è vero che ha 41 anni di contributi versati, ma la sicurezza della pensione con quota 103 non è al 100%. Dal momento che dice di avere diversi periodi di contribuzione figurativa da disoccupazione e malattia, qualcosa potrebbe andare storto.

I 35 anni di contribuzione effettiva

Va considerato in questo caso che dei 41 anni di contributi versati, almeno 35 anni devono essere al netto di questi periodi di contribuzione. Vanno bene i contributi del servizio militare ed anche quelli della cassa integrazione guadagni. Ma resta il vincolo di quelli figurativi relativi a malattie e disoccupazione. In pratica se nei 41 anni di contributi esatti che il nostro lettore raggiungerà l’anno prossimo, si troverà ad avere più di 7 anni di contributi figurativi da malattie o da disoccupazione, il nostro lettore non potrà andare in pensione con una quota 103.
Pertanto dovrà continuare a lavorare fin quando non avrà maturato il 35esimo anno di contribuzione effettiva.
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