Ecco perché la patrimoniale sui conti arriverà prima o poi

Il risparmio privato degli italiani è pronto a finanziare ripresa. Benestanti italiani nel mirino di una patrimoniale.

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Il risparmio privato degli italiani è pronto a finanziare ripresa. Benestanti italiani nel mirino di una patrimoniale.

Patrimoniale? Prima o poi si farà. Non sarà questo governo a sporcarsi le mani, ma di sicuro sta creando tutti i presupposti perché accada. Del resto, bonus a pioggia e indebitamento pubblico senza freni non trovano giustificazione nemmeno di fronte all’emergenza sanitaria.

 

Verrebbe da pensare che ci sia un disegno di fondo ben preciso per creare debito pubblico a più non posso con la scusa del Covid per poi colpire attraverso una patrimoniale il risparmio privato. Non solo in Italia, ma anche in altri paesi Ue. La spagna ha già dato un primo assaggio di cosa ci aspetta.

 

A invocarla con forza è da anni l’imprenditore Carlo De Benedetti che ha sempre ritenuto che una patrimoniale sulle grandi ricchezze, benché impopolare, sarebbe giusta. E l’Italia è uno dei Paesi al mondo che, grazia al suo risparmio privato accumulato negli anni, sarebbe in grado di riequilibrare i conti pubblici meglio di chiunque altro.

Quanti sono i benestanti in Italia

Sono 1,5 milioni di persone e detengono un patrimonio finanziario complessivo di 1.150 miliardi di euro, aumentato del 5,2% negli ultimi due anni. Una cifra pari a tre quarti del Pil del Paese atteso nel 2020. Sono i benestanti, gli italiani con un patrimonio finanziario superiore a 500.000 euro (valore medio: 760.000 euro).

È quanto emerge dal 3 Rapporto Aipb-CensisInvestire nel futuro dell’Italia oltre il Covid-19” realizzato per capire come il Private Banking possa contribuire alla ripresa post-epidemia e al benessere collettivo.

1 su 5 teme il prelievo forzoso

Il 75% dei benestanti si dice pronto a finanziare con i propri capitali privati investimenti di lungo periodo per la rinascita economica dell’Italia dopo il Covid-19. Il 71% consiglierebbe a parenti e amici di investire in aziende italiane.

E solo il 18% teme l’introduzione di una tassa patrimoniale.

Persuadendo la classe agiata a tenere in forma liquida solo una quota fisiologica del proprio portafoglio pari al 7% (oggi invece è superiore al 15%), sarebbero immediatamente disponibili 100 miliardi di euro da investire nell’economia reale.

Risorse utili per realizzare i tanti progetti necessari per la ripartenza del Paese, come la costruzione di nuovi ospedali, residenze per gli anziani e asili, la digitalizzazione delle scuole, la banda ultralarga e quelle infrastrutture vitali che aspettano da decenni di essere compiute. Tutto da fare con il risparmio privato della classe agiata.

Patrimoniale, un italiano su due la teme

Nella crisi attuale, per il 46,6% degli italiani la ricchezza privata, se ben gestita, può rappresentare una opportunità preziosa per il Paese. Solo il 23,8% la ritiene infruttuosa e il 26,5% un furto. E quasi la metà degli italiani è favorevole a riconoscere vantaggi fiscali a chi investe, non importa quanto sia ricco.

Non è prevalente l’immagine del ricco egoista, disinteressato alle sorti del proprio Paese. Una buona finanza, che trasferisca fondi dal portafoglio dei risparmiatori abbienti verso strumenti di investimento nell’economia reale, è possibile per l’84,9% degli italiani, necessaria per l’87,4%.

I diavoli della finanza non abitano qui. Gli italiani non sono rimasti intrappolati nello stereotipo dello spregiudicato magnate speculatore. Però solo il 17,1% pensa che oggi in Italia la finanza sia all’altezza delle sfide che ha di fronte.

Per il 91,7% è importante che ci siano professionisti in grado di parlare alla mente, al cuore e al portafoglio dei benestanti, cioè consulenti capaci di convincerli a «investire italiano».

L’inquietudine dei ricchi verso la patrimoniale

Oggi anche i ricchi sono inquieti. Il 62,6% dei benestanti soffre l’incertezza di questo periodo. A preoccupare di più sono le malattie (46%) e le minacce al reddito (39,7%). Ma anche una possibile patrimoniale. In merito alla gestione del loro patrimonio, per il 66,7% dei benestanti è opportuno investire nelle imprese dell’economia reale.

Per l’87,5% la priorità è investire in coperture assicurative per la salute, la vecchiaia, l’educazione dei figli.

Convinti che lo Stato non potrà dare tutto a tutti per sempre, il 53% si aspetta che in futuro il sistema di welfare pubblico garantisca i servizi essenziali (ad esempio, le terapie intensive nella sanità e gli interventi salvavita) e che per il resto chi può dovrà pagare da sé le prestazioni. Il 41,8% dei benestanti ha già sottoscritto assicurazioni e il 24,9% è intenzionato a spendere di più per la sanità integrativa (solo il 5,9% ridurrà questa voce di spesa in futuro).

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