Dpcm ottobre, come cambia lo smart working: regole e novità

Dpcm 18 ottobre, come cambia lo smart working nel settore pubblico e privato. Novità e nuove regole per lavoratori disabili e genitori.

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Dpcm 18 ottobre, come cambia lo smart working nel settore pubblico e privato. Novità e nuove regole per lavoratori disabili e genitori.

I numeri dei contagi continuano a salire e il Governo – di nuovo – corre ai ripari. Tra le misure di sicurezza volte a contrastare la diffusione del Covid, nel nuovo Dpcm 18 ottobre, anche la disciplina che invita e incentiva i datori di lavoro (del settore pubblico e privato) a ricorrere allo smart working, quando possibile.

Dpcm 18 ottobre, come cambia lo smart working nel settore pubblico

Il lavoro agile, o lavoro da casa che dir si voglia, è diventato una realtà concreta negli ultimi mesi. L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno messo aziende e professionisti di fronte ad una scelta: interrompere l’attività o riadattarla. E adesso, che la curva dei contagi è tornata a salire, con il Dpcm di Conte del 18 ottobre il ricorso allo smart working è tornato ad essere incentivato e – per molti versi – ridisciplinato.

Dopo che il Premier lo aveva annunciato in conferenza stampa, qualche giorno dopo l’emanazione del Dpcm è arrivata la firma al decreto smart working da parte della deputata Fabiana Danone, ministra per la PA. Partendo da una riorganizzazione delle attività pubbliche, laddove è possibile garantire la continuità dei servizi, è stato stabilito che ciascuna amministrazione deve:

  • permettere lo svolgimento del lavoro agile almeno al 50% del personale impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità;
  • garantire, tenendo anche conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, percentuali più elevate possibili di lavoro agile quando possibile;
  • mettere a disposizione i dispositivi informatici e digitali ritenuti necessari allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Come spiegato da Giuseppe Conte in persona, il Dpcm 18 ottobre è stato chiaro anche sul ridurre le occasioni di incontro/assembramento per motivi di lavoro. Anche nel caso in cui fosse possibile rispettare le misure di sicurezza (distanza, mascherina etc.

), nell’ambito delle Pubbliche Amministrazioni le riunioni si dovranno comunque svolgere in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni che impongono il contrario.

Del decreto smart working ne abbiamo già parlato, clicca qui per approfondire l’argomento.

Dpcm 18 ottobre, come cambia lo smart working come cambia nel settore privato

La quota di lavoratori da mettere in smart working consigliata dal Comitato tecnico scientifico è del 70% dei lavoratori, anche se si è discusso sul fatto che sarebbe ancora più sicuro alzare la percentuale al 75%. Nel Dpcm di ottobre, però, nessuna disposizione specifica è stata approvata, quindi, se per la Pubblica Amministrazione vale quanto riportato dal decreto firmato dalla ministra Dadone, nel settore privato la quota dei lavoratori da mettere in smart working resta a discrezione del datore di lavoro.

Ai dipendenti privati e i professionisti, infatti, il Governo ha rivolto delle “raccomandazioni“, esortando le aziende a ricorrere – quando è possibile – al lavoro agile, proprio per evitare ogni tipo di rischio legato al contagio e/o alla diffusione del virus (in questo modo, per esempio, si punta a limitare anche gli spostamenti nelle città). Come per il settore pubblico, difatti, rimane fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private a distanza.

Va ricordato, infine, che per rendere di facile accesso il ricorso al lavoro agile, con la proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio 2020 è stata estesa anche la cosiddetta modalità di smart working “semplificato”, che dal 1° marzo 2020 permette il caricamento massivo delle comunicazioni di smart working in via telematica attraverso una procedura più snella rispetto al passato (ovvero in modo unilaterale e senza gli accordi individuali previsti dalla legge 81/2017).

Smart working, nuove regole per lavoratori disabili e genitori

Novità importanti sono state introdotte con il Dpcm di ottobre anche per i lavoratori disabili e per i genitori che lavorano. Nello specifico:

  • dal 15 ottobre i datori di lavoro possono stipulare degli accordi aziendali con le rappresentanze sindacali territoriali o aziendali (RSA/RSU) per regolare il ricordo allo smart working riservato ai lavoratori disabili;
  • ai genitori-lavoratori dipendenti, invece, è riconosciuto un congedo indennizzato (pari al 50% delle retribuzione) per i figli minori di 14 anni messi in quarantena dall’Asl a seguito di contagio, avvenuto a scuola, con una persona positiva al Covid.

Nel primo caso, infatti, le aziende possono accordarsi per dare priorità di accesso al lavoro agile ai dipendenti con handicap o che assistono familiari in tali condizioni. Nel caso dei professionisti con figli, invece, il congedo può essere fruito solo da uno dei due genitori conviventi oppure da entrambi ma, come precisato dall’Inps, alternativamente.

Aggiornamento: anche il DPCM del 25 ottobre ha sollecitato le aziende a riconoscere il più possibile lo smart working per limitare gli spostamenti.

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