Dopo quota 100 cosa succederà alle pensioni?

L’abolizione di quota 100 è un errore grave. Per i sindacati, il governo Conte sbaglia a cancellare il pensionamento anticipato a 62 anni.

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L’abolizione di quota 100 è un errore grave. Per i sindacati, il governo Conte sbaglia a cancellare il pensionamento anticipato a 62 anni.

E’ peggio dare e poi togliere che non dare mai. Abolire di netto il pensionamento anticipato di quota 100 sarebbe gravissimo. Si verrebbe a creare una profonda disparità di trattamento fra chi ha potuto beneficiare di trattamenti di favore e chi no.

C’è poi da dire che il governo Conte non può cancellare di colpo ciò che ha approvato nel 2018. Anche se con una maggioranza parlamentare diversa, la firma su quota 100 è stata messa anche da lui quando sono state introdotte le pensioni anticipate.

Cancellazione quota 100, mortificazione lavoratori

Sul punto è intervenuta la Ugl in una nota:

le gravi affermazioni del presidente Conte su quota 100 offendono non soltanto migliaia di cittadini ma anche il buon senso. È inaccettabile la scelta del Governo di non rinnovare una misura che ha consentito a 300 mila lavoratori di andare in pensione, favorendo il ricambio generazionale e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro“.

Lo ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, in merito alla volontà del Governo di non rinnovare quota 100. Prima della pandemia Covid-19, tra febbraio 2019 e febbraio 2020, si è ridotta la percentuale di disoccupazione di oltre 1 punto. E si è abbassata di 4 punti la disoccupazione giovanile.

Meglio abolire il reddito di cittadinanza

Se non esiste una strategia a supporto dell’abolizione di quota 100. Tornare alla legge Fornero sarebbe una mortificazione per i lavoratori, a cui l’Ugl si opporrà con forza. Aggiunge poi Capone che “se proprio devono essere riviste delle misure che hanno causato solo danni e perdita di denaro pubblico, che venga cancellato il reddito di cittadinanza, il cui esito fallimentare appare evidente a tutti“.

Quota 100 ha favorito l’occupazione

Quota 100 (in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi), come emerge dai dati Inps, ha favorito gli uomini e i lavoratori pubblici che hanno avuto carriere continue mentre, ad esempio, ha di fatto tenuto fuori le donne.

Si sono liberati poi posti di lavoro altrimenti impossibili da trovare.

Fra un anno lo stop al meccanismo sperimentale di quota 100 promette di produrre effetti ingiusti (uno scalone di ben 5 anni) nei confronti di chi non potrà andare in pensione sfruttando questa finestra e dovrà invece attendere il compimento dei 67 anni. Cosa fare per risolvere il problema?

Pensioni anticipate con penalizzazione

Il governo pensa a varie soluzioni e la preferita sembra quota 102. Consiste nel consentire, dal 2022, a chi lo desidera, l’uscita anticipata a 64 anni di età con un mimino di 38 anni di contributi. Accettando però un taglio del 2,8-3% della parte di pensione calcolata con il calcolo contributivo (modello introdotto nel 1996 per tutti i lavoratori) per ogni anno che serve per raggiungere i 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia. Vale a dire l’orizzonte ordinario della pensione.

Questa soluzione potrebbe essere particolarmente favorevole ai lavoratori più maturi e ormai prossimi al riposo. Per loro, quelli nati a cavallo degli anni ’60, buona parte della pensione viene infatti calcolata attraverso un modello misto retributivo (per le annualità fino al ’96) e contributivo (per le annualità successive).

E dunque il sacrificio, in termini di taglio della pensione, sarebbe piuttosto limitato. L’alternativa alla cosiddetta quota 102 (costo ipotizzato: 8 miliardi di euro) consisterebbe nel puntare su uscite flessibili ancora più anticipate anagraficamente e flessibili calcolando l’assegno interamente con il contributivo.

Lo Stato avrebbe costi più elevati, in prima battuta, ma poi risparmierebbe nel tempo perché le pensioni ottenute sono legate ai contributi versati e più basse di quelle calcolate con una parte di

Retributivo.

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